FIBRILLAZIONE ATRIALE: LA TERAPIA

In genere, la terapia per la Fibrillazione Atriale prevede tre diverse strade: il trattamento antitrombotico, il controllo del ritmo cardiaco e la chirurgia.

FARMACI PER LA PRESSIONE

Le persone affette da Fibrillazione Atriale e a rischio di ICTUS vengono generalmente trattate con farmaci anticoagulanti che riducono il rischio della formazione di coaguli di sangue.

Si tratta della cosiddetta terapia antitrombotica, che comprende farmaci anticoagulanti e antipiastrinici. È una terapia impegnativa, perché si deve raggiungere un grado di coagulazione del sangue entro un range terapeutico di sicurezza, al di sotto del quale non si ottengono risultati terapeutici e al di sopra del quale c’è un notevole rischio emorragico. Nonostante questo tipo di trattamento venga considerato il percorso clinico di prima scelta per i pazienti affetti da Fibrillazione Atriale, risultano ancora evidenti alcune criticità legate all’assunzione dei farmaci da esso previsti: rischio di complicanze emorragiche intracerebrali, controlli costanti da parte del medico curante, continuo adeguamento del dosaggio, alto potenziale di interazione con gli altri farmaci o con i cibi ingeriti.

In questo senso, dopo oltre 50 anni, la Commissione Europea ha approvato una nuova generazione di anticoagulanti orali (NAO, Nuovi Anticoagulanti Orali) per la prevenzione dell’ICTUS da Fibrillazione Atriale, che ha dimostrato di essere superiore, rispetto alla vecchia generazione di farmaci, in termini di efficacia, tollerabilità, sicurezza e controindicazioni.

Oltre a ridurre il rischio ICTUS, i NAO richiedono una o due sole somministrazioni al giorno, non sono influenzati dalle abitudini alimentari del paziente o da altri farmaci e abbassano sensibilmente il rischio dei sanguinamenti intracranici.

Per quanto riguarda il trattamento per il controllo della frequenza cardiaca nella Fibrillazione Atriale, in genere, ai pazienti che hanno un’aritmia a elevata frequenza cardiaca vengono somministrati farmaci che favoriscono la normalizzazione e il corretto funzionamento del cuore, alleviando così i sintomi della Fibrillazione Atriale come le vertigini.

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CARDIOVERSIONE ELETTRICA

La cardioversione elettrica è una semplice procedura in cui una scarica elettrica è applicata al cuore per convertire un ritmo anomalo, come la Fibrillazione Atriale, nel normale ritmo cardiaco.
Si tratta di una terapia che si esegue in ambito ospedaliero, alla presenza di un cardiologo e di un anestetista, attraverso un defibrillatore.

Il cardiologo applica le piastre sul torace del paziente (piastre apposite per cardioversione) e attraverso il defibrillatore rilascia una scarica elettrica che fa contrarre contemporaneamente tutto il cuore, interrompendo di fatto ogni attività irregolare.

Quando il cuore riprende a battere il sistema elettrico è stato come riprogrammato e solitamente riacquista il normale ritmo cardiaco, senza irregolarità. La cardioversione viene eseguita con una lieve anestesia che addormenta il paziente per qualche minuto, il tempo necessario alla procedura, perché lo shock può essere doloroso.

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CARDIOVERSIONE FARMACOLOGICA

La cardioversione farmacologica prevede la somministrazione di farmaci antiaritmici, per via endovenosa o per via orale. Il medico ipotizza un trattamento farmacologico e dopo la somministrazione del farmaco si esegue un elettrocardiogramma per controllare la risposta del cuore al trattamento.

Se tutto è nella norma, il medico pianifica la terapia di mantenimento più adeguata al paziente.

TRATTAMENTO ABLATIVO

Il trattamento di ablazione transcatetere o trattamento ablativo della Fibrillazione Atriale prevede l’isolamento, mediante lieve bruciatura operata da cateteri introdotti nel cuore, della zona di origine della tachiaritmia, particolarmente presente a livello degli sbocchi delle vene polmonari (cioè delle vene che scaricano nel cuore il sangue dei polmoni e più esattamente nell’atrio di sinistra).

Questa tecnica è attualmente indicata anche in atleti competitivi che, in caso di successo, possono riprendere l’attività sportiva a livello agonistico dopo alcuni mesi dall’intervento e, in alcuni casi, di pazienti ultrasettantenni.

È anche consigliabile in soggetti con Fibrillazione Atriale parossistica o persistente, in assenza di cardiopatia o con lieve cardiopatia associata.

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