La glicemia è la quantità di zucchero presente nel sangue e quando resta troppo alta logora lentamente i vasi sanguigni, favorendo la formazione di placche, l’infiammazione e la formazione di coaguli.
I vasi danneggiati sono quelli che alimentano il cuore e il cervello e quando cedono le conseguenze possono essere l’infarto o l’ictus.
Perché lo zucchero nel sangue, apparentemente una questione metabolica, finisce per colpire arterie e cervello?
- Arteriosclerosi accelerata – il glucosio alto favorisce la formazione di particelle lipidiche ossidate e di placche arteriosclerotiche sulle pareti arteriose; queste placche possono restringere le arterie coronariche (attacco di cuore) o quelle celebrali (attacco al cervello)
- Infiammazione cronica – l’iperglicemia stimola risposte infiammatorie sistemiche che peggiorano l’instabilità delle placche e favoriscono la trombosi (formazione di coaguli)
- Disfunzione endoteliale – l’endotelio (la sottile cellula che riveste i vasi) perde la sua capacità protettiva sotto il colpo del glucosio elevato, rendendo i vasi più appiccicosi per le cellule infiammatorie e le piastrine
- Coagulabilità aumentata – iperglicemia e insulino-resistenza alterano la coagulazione, aumentando il rischio che una placca si trasformi in un trombo occlusivo.
- Effetti acuti in eventi ischemici – avere glicemia elevata al momento di un infarto o di un ictus peggiora gli esiti: maggiore danno, più complicazioni e mortalità aumentata anche nei pazienti non precedentemente diabetici (fenomeno della “stress hyperglycemia).
Chi è a rischio?
Spesso si pensa che il rischio cardiovascolare legato agli zuccheri riguardi solo chi è già diabetico. La verità è più sfumata, infatti:
- Persone con diabete di tipo 2 hanno un rischio chiaramente aumentato di malattie cardiache e ictus.
- Chi ha prediabete mostra comunque un incremento del rischio rispetto alla popolazione con glicemia normale.
- Persone che sperimentano iperglicemia acuta durante eventi clinici (stress hyperglycemia) possono avere peggiori esiti anche se non avevano diagnosi di diabete.
- Durata del diabete e livello medio della glicemia (HbA1c) si sommano: il rischio è maggiore se il diabete è di lunga durata e mal controllato.
Cosa si può fare?
La buona notizia è che ci sono interventi efficaci di tipo comportamentale farmacologico e organizzativo per ridurre il rischio:
1) Stile di vita
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Alimentazione
La dieta mediterranea ricca di verdure, frutta, fibre, legumi, pesce e grassi insaturi riduce il rischio metabolico e cardiovascolare. Ridurre gli zuccheri aggiunti e carboidrati raffinati migliora il controllo glicemico. -
Attività fisica
L’esercizio regolare migliora la sensibilità all’insulina e contribuisce a ridurre l’emoglobina glicata (HbA1c). Le linee guida raccomandano almeno 150 minuti a settimana di attività fisica moderata. -
Controllo del peso
Anche una perdita di peso moderata (5–10%) nelle persone in sovrappeso è associata a una riduzione del rischio di progressione verso il diabete e migliora i fattori cardiometabolici. -
Smettere di fumare
Il fumo amplifica il danno vascolare già indotto dall’iperglicemia, smettere è uno degli interventi più efficaci per ridurre il rischio cardiovascolare globale.
2) Screening e diagnosi precoce
Misurare periodicamente la glicemia a digiuno, HbA1c o fare un OGTT (test di tolleranza) se ci sono fattori di rischio (sovrappeso, storia familiare, ipertensione e dislipidemia). La diagnosi precoce di prediabete o diabete permette interventi tempestivi.
3) Controllo terapeutico nei diabetici
- Farmaci con beneficio cardiovascolare: negli ultimi anni sono emerse classi come gli SGLT2-inibitori e gli agonisti GLP-1 che non solo riducono HbA1c ma dimostrano benefici cardiovascolari nelle persone con diabete. Le linee guida AHA/ESC le integrano nelle raccomandazioni per pazienti ad alto rischio.
- Controllo dei fattori associati: gestione aggressiva di ipertensione, dislipidemia (statine) e cessazione del fumo è fondamentale: il rischio cardiovascolare dipende dall’insieme dei fattori, non solo dalla glicemia.
La glicemia alta è più di un valore di laboratorio: è un indicatore e, spesso, un motore attivo di malattia vascolare.
Controllarla riduce non solo la probabilità di sviluppare sintomi metabolici (come il diabete conclamato), ma anche la probabilità che un giorno arrivino eventi drammatici come infarto e ictus.
Le prove scientifiche e le linee guida internazionali convergono su questo punto: screening, prevenzione tramite stile di vita, e terapie moderne mirate sono le armi che abbiamo oggi.