Magazine Dott. Giuliano Ermini, Fibrillazione Atriale

A cura di
Dott. Giuliano Ermini
Presidente provinciale a Bologna della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG). Ha portato avanti più di 20 pubblicazioni a stampa in tema di prevenzione cardiovascolare, fibrillazione atriale, scompenso cardiaco e gastroenterologia.


La Fibrillazione Atriale (FA) è l’alterazione del ritmo cardiaco più frequente dopo le extrasistoli sia atriali che ventricolari. La sua importanza è legata alla sua pericolosità.

Il ritmo irregolare dell’atrio sinistro del cuore, causato dalla Fibrillazione, non permette la fuoriuscita completa del sangue verso l’aorta. Tutto questo comporta un ristagno di sangue nell’atrio che può determinare la formazione di coaguli (trombi), questi poi spinti dalla contrazione cardiaca possono defluire nell’aorta e quindi nelle arterie che da lei si dipartono per irrorare tutti gli organi e gli apparati corporei e provocarne delle ostruzioni (tromboembolie).

L’evento tromboembolico più grave e che oltre a minacciare la vita può causare danni irreversibili invalidanti è quello che può avvenire nel cervello causando l’ICTUS cerebrale o stroke all’inglese. Chi ha una Fibrillazione Atriale rischia un ICTUS 5 volte di più rispetto a chi non l’ha. Circa un quarto di tutti gli ICTUS dopo gli 80 anni è causato dalla Fibrillazione Atriale e gli ICTUS da Fibrillazione Atriale sono più mortali ed invalidanti rispetto a quelli causati da arteriosclerosi.

Per evitare la temibile comparsa dell’ICTUS bisogna al più presto trattare con anticoagulanti le persone a cui viene riscontrata; unica possibile eccezione: chi ha meno di 65 anni e non ha Ipertensione Arteriosa, diabete o problemi cardiocircolatori precedenti.

La Fibrillazione Atriale può anche determinare un’insufficienza della forza di contrazione del cuore, soprattutto quando interviene in un cuore già indebolito per l’età o per altre patologie, e può essere causa o anche effetto del cosiddetto scompenso cardiaco, patologia grave che se non trattata adeguatamente può condurre a morte in poco tempo.

Ma, anche se sappiamo come trattare la Fibrillazione Atriale e come prevenire i danni che potrebbe causare, il problema non è così semplice, perché si presenta spesso senza sintomi (in questo caso è definita Fibrillazione Atriale silente o Fibrillazione Atriale asintomatica), quindi può decorrere senza che si abbia la consapevolezza di esserne portatori e purtroppo ci se ne può accorgere solo quando è già intervenuto un ICTUS cerebrale o uno scompenso cardiaco. Per questo motivo il portatore di una Fibrillazione Atriale silente, mancando la diagnosi dell’aritmia e di conseguenza senza la prescrizione di un’appropriata terapia anticoagulante, è più a rischio di ICTUS.

UNA SFIDA PER LA MEDICINA

La sfida della medicina è riuscire a rilevare la Fibrillazione Atriale anche quando questa è ‘silente’! Per raggiungere questo scopo vengono impiegate tecniche di screening simili a quelle usate in altri ambiti della medicina, soprattutto in oncologia.  A questo fine si individuano le categorie di persone che da indagini precedenti sono considerate più a rischio di sviluppare la Fibrillazione Atriale e si sottopongono ad indagini adeguate al suo riscontro.

Le persone più a rischio di Fibrillazione Atriale, quindi quelle a cui rivolgere più attenzione, e potenziali oggetto di screening sono quelle con le condizioni riportate in figura. La predisposizione genetica, il sesso maschile e l’età avanzata sono comunque i rischi maggiori.

I metodi per l’individuazione di una Fibrillazione Atriale silente sono molteplici. L’esecuzione di un elettrocardiogramma (ECG) classico è l’indagine più precisa ed è considerato il gold standard per la rilevazione della Fibrillazione Atriale; è ovvio, però, che l’ECG comporta un’organizzazione e un tempo di esecuzione che poco di adattano ad uno screening delle molte persone con i rischi indicati nella figura. Più semplice, meno costoso e non interferente con la normale attività giornaliera di uno studio di medicina generale è la rilevazione del battito cardiaco attraverso la palpazione del polso; metodo che però non è dotato di un grande potere predittivo, perché sono numerose le rilevazioni di false positività (cioè un numero rilevante di casi sospetti di Fibrillazione Atriale non è confermato dall’ECG successivo).                        

LA CONTEMPORANEA RILEVAZIONE DELLA PRESSIONE ARTERIOSA E DEL RITMO CARDIACO

Molti meno falsi positivi si riscontrano con l’uso di apparecchi automatici per misurare la Pressione Arteriosa (sfigmomanometri automatici) idonei anche ad analizzare le pulsazioni cardiache; anche questi strumenti non influiscono nella pratica giornaliera del medico che può sfruttare così l’opportunità della rilevazione del ritmo cardiaco attraverso una normale rilevazione pressoria.
L’utilità di questi apparecchi nell’individuazione di Fibrillazione Atriale silente è stata recentemente dimostrata da uno studio eseguito in Veneto che vedeva coinvolti 76 medici di medicina generale che hanno monitorato per un anno nel loro ambulatorio la Pressione Arteriosa di 14987 persone con più di 64 anni usando uno sfigmomanometro automatico facilmente reperibile in qualsiasi negozio di sanitari o farmacia (Microlife WatchBP Office AFIB) (International Journal of Cardiology 322 (2021) 265–270).

ALTRE METODICHE DI RILEVAZIONE

Esistono anche altri strumenti più o meno semplici che possono rilevare un’aritmia cardiaca. Oggi sono in commercio telefoni cellulari, orologi, cinture e magliette che hanno anche questo scopo; ne sono stati contati più di 400 nel mondo!

La diagnosi della Fibrillazione Atriale ‘scovata’ sia con gli sfigmomanometri che con gli strumenti accennati sopra necessita sempre la conferma attraverso un misuratore della pressione automatico preciso e scientificamente validato o attraverso l’esecuzione successiva di un ECG, perché, anche se raramente, può comunque essere un’irregolarità del battito cardiaco di altra origine (falso positivo).

L’eliminazione dei falsi positivi può avvenire se si usano strumenti più complessi e di uso esclusivamente specialistico cardiologico; questi sono essenzialmente dispositivi sia esterni (es. Holter) che interni (impiantabili sottocute con un piccolo intervento chirurgico) che registrano il tracciato elettrocardiografico da 24 ore a più settimane.

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