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ICTUS ischemico, quando la causa è un’ostruzione delle arterie

Gli ICTUS non sono tutti uguali, possono essere ischemici o emorragici e la differenza dipende dalle cause.

Quando si parla di ICTUS (Stroke in inglese) si intende un mancato afflusso di sangue al cervello, che va in sofferenza subendo danni più o meno gravi e purtroppo a volte provocando la morte di chi è stato colpito.
Ma gli ICTUS non sono tutti uguali e la differenza la fa proprio la causa che scatena questo blocco di flusso sanguigno diretto al cervello.

Se la causa è la rottura di un’arteria, si parla di ICTUS emorragico, meno frequente ma con più elevati tassi di mortalità. Se la causa è un’ostruzione di un’arteria cerebrale, allora si parla di ICTUS ischemico, detto anche trombosi cerebrale o ICTUS trombotico.
L’ICTUS ischemico riguarda l’80% dei casi di ICTUS complessivi e può essere oggetto di prevenzione, andando a lavorare su quelli che sono i suoi principali fattori di rischio e le sue cause principali.

Un’arteria può occludersi per due motivi:

  1. stenosi, ovvero il restringimento del vaso sanguigno a causa dell’aterosclerosi, accumuli di grasso che si depositano sulle pareti delle arterie, riducendone via via lo spazio per il passaggio del sangue;
  2. embolo, che si forma in un’altra parte del corpo, ad esempio nel cuore e quando arriva nelle arterie del cervello, che hanno un diametro più piccolo, blocca il passaggio del sangue.

In entrambi i casi la circolazione sanguigna viene interrotta a livello cerebrale e si ha un ICTUS ischemico.

Fattori di rischio ICTUS ischemico e possibile prevenzione

Modificando il proprio stile di vita e agendo a livello di alcuni fattori di rischio è possibile prevenire una buona percentuale di ICTUS ischemici. Tutte le principali patologie cardiovascolari sono fattori di rischio ICTUS, a cominciare da ipertensione arteriosa, colesterolo e diabete, spesso accomunate anche da sovrappeso, obesità e vita sedentaria.
Queste patologie provocano aterosclerosi, ovvero l’accumulo di grassi a carico delle pareti delle arterie e sollecitazioni e danni a carico dei vasi sanguigni. Anche le apnee ostruttive del sonno possono essere un grave fattore di rischio, perché nelle fasi di apnea notturna arriva poco ossigeno al cervello, causando danni. L’altro grande fattore di rischio ICTUS ischemico è la Fibrillazione Atriale, un’aritmia che genera una contrazione irregolare dell’atrio sinistro del cuore e favorisce il ristagno di sangue e la formazione di trombi che, se entrano in circolazione, possono provocare l’ICTUS.

Questi fattori di rischio sono in molti modi curabili e riducibili e permettono alla popolazione a rischio di poter fare una prevenzione attiva del rischio ICTUS. La prima cosa da fare è ovviamente modificare il proprio stile di vita, adottando una dieta sana, evitando alcool e fumo e praticando attività fisica regolare. È poi importante seguire programmi di screening ed esami, in modo da individuare precocemente un rischio e curarlo: diventa fondamentale monitorare costantemente i valori di pressione, colesterolo e diabete e può essere utile eseguire un eco-color-Doppler delle carotidi in caso di sospetta placca aterosclerotica.
Infine è importante individuare precocemente un’eventuale Fibrillazione Atriale, che si calcola sia la causa del 20% degli ICTUS ischemici.

Fibrillazione atriale

La Fibrillazione Atriale è un disturbo del battito cardiaco: il cuore batte in modo irregolare e perde la capacità di contrarsi in modo coordinato, causando un “ristagno” di sangue e il rischio di formazione di coaguli (grumi solidificati di sangue). I coaguli possono immettersi nella circolazione sanguigna e arrivare al cervello causando un ICTUS ischemico.

La Fibrillazione Atriale è l’anomalia del ritmo cardiaco più comune nella popolazione adulta. In Italia colpisce circa 1.000.000 di persone, con 120.000 nuovi casi ogni anno. I dati si riferiscono solo ai casi accertati, ma quelli totali sono in realtà ben più numerosi perché molte persone che ne soffrono non presentano disturbi e ignorano di avere questo problema. In circa un terzo dei casi la Fibrillazione Atriale rimane asintomatica e non è diagnosticata.

Per prevenire un ICTUS ischemico è quindi consigliato controllare regolarmente il proprio battito cardiaco attraverso la palpazione del polso o misurandosi la pressione arteriosa con apparecchi automatici dotati di algoritmi (validati) in grado di indicare la possibile presenza di Fibrillazione Atriale.

Generato il sospetto di Fibrillazione Atriale è importante rivolgersi al proprio medico che effettuerà i necessari accertamenti, come l’elettrocardiogramma, per diagnosticare questa aritmia.

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Ipertensione, Fibrillazione Atriale e Coronavirus, una combinazione pericolosa

Chi soffre di malattie cardiovascolari è più a rischio di sviluppare complicanze da COVID-19, secondo diversi studi clinici.

L’ISS (Istituto Superiore di Sanità) ha reso pubblici i dati delle prime analisi su patologie preesistenti in pazienti italiani deceduti a causa del COVID-19 (qui il report) ed è emerso che il 76% dei pazienti era affetto da ipertensione, il 37% da cardiopatia ischemica e/o diabete e il 26,5% da Fibrillazione Atriale. Sono numeri che confermano quanto già pubblicato in Cina a febbraio sulla rivista medica JAMA dal Chinese Center for Disease Control and Prevention, che affermava anche che la letalità del Coronavirus, del 2% sulla popolazione complessiva, sale fino al 6% nelle persone ipertese e fino al 10% nei soggetti con scompenso cardiaco.

Ma perché i pazienti con patologie cardiovascolari sono a rischio in caso di contagio?

Coronavirus e complicanze cardiovascolari

Il COVID-19 è un virus che colpisce in modo piuttosto aggressivo i polmoni e l’apparato respiratorio, limitando l’attività polmonare e l’ossigenazione del sangue. Questo si ripercuote sul cuore, che deve pompare il sangue più velocemente per mantenere l’ossigenazione degli organi, generando aritmie e danni cardiaci acuti.

coronavirus ipertensione e fibrillazione atriale

In un paziente che ha già problematiche cardiovascolari pregresse questo ulteriore sforzo a danno del cuore e del sistema sanguigno può essere fatale. Non si esclude inoltre che il Coronavirus possa causare anche un danno diretto alle cellule del cuore.

Suggerimenti per i soggetti a rischio

Chi soffre di patologie come diabete, ipertensione e Fibrillazione Atriale deve stare particolarmente attento a non rischiare il contagio, perché il Coronavirus potrebbe portare complicanze molto spiacevoli e pericolose. I suggerimenti, come ricorda anche il sito di SIIA (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa), per tutti i pazienti con patologie cardiovascolari sono soprattutto questi:

  1. restare in casa se non per motivi molto seri o di salute;
  2. continuare la terapia antipertensiva o le altre terapie prescritte dal medico e mantenere una dieta sana, ipocalorica e con poco sale;
  3. non andare dal medico e tenere monitorata la pressione arteriosa con i misuratori di pressione domiciliari, meglio se dotati della tecnologia per la rilevazione della Fibrillazione Atriale;
  4. se si è costretti a uscire occorre proteggersi adeguatamente con guanti, mascherina (possibilmente FFP2 o – se è disponibile – FFP3) e mantenendo il più possibile una distanza di sicurezza di 2 metri dalle altre persone. Lavarsi le mani sempre appena possibile;
  5. se si avvertono sintomi simil-influenzali chiamare il medico di famiglia o i numeri verdi regionali dedicati all’emergenza COVID-19.
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Metodi di screening della Fibrillazione Atriale a confronto

Studi scientifici

Per mettere a confronto alcuni fra i metodi di screening della Fibrillazione Atriale attualmente disponibili, le Università di Oxford e di Birmingham, in collaborazione con l’NSH (National Health Service, Sistema Sanitario Inglese), hanno svolto uno studio randomizzato nel quale venivano paragonati 3 metodi:

  • la palpazione del polso,
  • l’ECG a una derivazione
  • il misuratore di pressione arteriosa Microlife AFIB.

I risultati dello studio hanno mostrato un’elevata sensibilità di tutte e tre le metodologie nella diagnosi della Fibrillazione Atriale nella popolazione anziana nello screening primario. I risultati migliori – in termini di specificità – sono stati ottenuti dal misuratore di pressione arteriosa con indicatore di Fibrillazione Atriale Microlife AFIB, confrontato con le altre metodiche analizzate nello studio. Il tasso di falsi positivi è stato del 10%, un valore accettabile per i controlli di routine.

L’accuratezza del misuratore di pressione arteriosa è stata migliore rispetto alla palpazione del polso arterioso.

Questi dati indicano che il misuratore di pressione arteriosa Microlife AFIB può essere impiegato efficacemente nello screening della Fibrillazione Atriale, sia domiciliare sia clinico.

Per quanto riguarda i sistemi di registrazione ECG a una derivazione (Omron e Merlin Wrist), si è osservata una specificità molto variabile, la quale differiva a seconda dello specialista cardiologo che interpretava il tracciato.

36 Kearley K, Selwood M, Van den Bruel A, Thompson M, Mant D, Hobbs FR, Fitzmaurice D, Heneghan C. Triage tests for identifying atrial fibrillation in primary care: a diagnostic accuracy study comparing single-lead ECG and modified BP monitors. BMJ Open. 2014 May 2;4(5):e004565.

Misuratori di pressione a confronto per lo screening della Fibrillazione Atriale

L’algoritmo brevettato Microlife AFIB si differenzia dall’algoritmo IHB (Irregular Heart Beat) per la rilevazione del battito irregolare, utilizzato nella maggioranza dei misuratori della pressione arteriosa in commercio, per la sua capacità di rilevare la Fibrillazione Atriale. L’algoritmo IHB segnala il battito irregolare in presenza di variazioni del ritmo delle pulsazioni superiori del 25% del ritmo cardiaco medio.

L’algoritmo Microlife AFIB invece scarta tutte le variazioni del ritmo al di sopra del 25% e analizza l’irregolarità media degli altri battiti. Se questa irregolarità supera il 5%, viene rilevata una possibile Fibrillazione Atriale e il logo AFIB visualizzato sul display.

Un recente studio pubblicato sull’American Journal of Cardiology ha comparato due sistemi di monitoraggio automatico Microlife AFIB e Omron M6 Comfort.

Nello studio sono stati arruolati 199 pazienti, senza device impiantati, con età superiore a 50 anni, 30 dei quali con storia di Fibrillazione Atriale documentata. I risultati dei due sistemi di monitoraggio si sono dimostrati sensibilmente differenti.

L’algoritmo IHB di Omron ha mostrato una sensibilità del 30% con una specificità del 97% mentre quello AFIB di Microlife ha mostrato una sensibilità del 100% con una specificità del 91%.

Gli autori concludono, pertanto, che i due sistemi analizzati hanno una specificità accettabile, ma che solo il sistema Microlife AFIB ha mostrato una sensibilità sufficientemente alta da essere proposto nella pratica clinica per lo screening dei pazienti a rischio di Fibrillazione Atriale.

Wiesel J, Arbesfeld B, Schechter D. Comparison of the microlife blood pressure monitor with the omron blood pressure monitor for detecting atrial fibrillation. Am J Cardiol 2014;114:1046-8.

La miglior efficacie della misurazione della pressione rispetto al polso nello screening della Fibrillazione Atriale

La tecnologia Microlife AFIB è stata testata per valutarne l’utilità in ambito epidemiologico e su un numero elevato di soggetti in differenti studi, condotti nell’ambito della medicina generale. In questi studi, la metodica si è dimostrata in grado di aumentare sensibilmente l’identificazione di nuovi casi di Fibrillazione Atriale.

In un primo studio condotto a Hull, nel Regno Unito, 15 medici di Medicina Generale hanno utilizzato 80 misuratori con la tecnologia Microlife AFIB per lo screening della Fibrillazione Atriale su un campione di 54.000 persone rappresentativo dei 288.000 residenti, identificando “in circa 6 mesi ” 71 nuovi casi di Fibrillazione Atriale, con un aumento del 44% di nuovi casi. La prevalenza della Fibrillazione Atriale era dello 0,4% negli ambulatori che non utilizzavano la tecnologia AFIB e dello 0,8% in quelli che la utilizzavano: +100%.

Anche in Italia, precisamente a Bologna, è stato effettuato uno studio analogo che ha coinvolto 30 medici di Medicina Generale. In questo studio, l’utilizzo del misuratore della pressione arteriosa con tecnologia Microlife AFIB in 12.294 ipertesi ha permesso di identificare, nell’arco di poco più di 4 mesi, 77 pazienti con Fibrillazione Atriale pari a un’incidenza dello 0,63%, rispetto a 45 casi (0,37%) nei 4 mesi precedenti in cui veniva utilizzato l’approccio tradizionale con la misurazione auscultatoria: +70%.9.

Infine, uno studio condotto a Erewash, nel Regno Unito, che ha sottoposto a screening 5.244 anziani di età 65 anni, ha permesso di diagnosticare 20 nuovi casi di FA, con un aumento del 20% della popolazione di pazienti affetti da FA.

L’efficacia dello screening della FA nel primary care: Microlife AFIB vs POLSO

31 NICE, National Institute for Health and Care Excellence. WatchBP Home A for opportunistically detecting atrial fibrillation during diagnosis and monitoring of hypertension. 2013. https://www.nice.org.uk/guidance/MTG13

39 Ermini, G., et al., Switching from traditional to automatic sphygmomanometer increase opportunistic detection of atrial fibrillation in hypertensive patients. BJMP, 20

L’efficacia del controllo dellaFibrilliazione Atriale domiciliare

Un recente studio ha valutato l’accuratezza e l’attuabilità del misuratore della pressione arteriosa Microlife AFIB, come strumento di screening domiciliare della Fibrillazione Atriale asintomatica, nei pazienti a rischio di ICTUS cardioembolico.

La tecnologia Microlife AFIB è stata confrontata con un monitoraggio elettrocardiografico (event recorder) della durata di un mese. Sono stati inclusi nello studio pazienti con età > 64 anni o con ipertensione, diabete, insufficienza cardiaca congestizia o precedente ICTUS. Su un totale di 160 soggetti arruolati, 139 sono stati inclusi nello studio, a 14 dei quali è stata rilevata la presenza di Fibrillazione Atriale. La tecnologia Microlife AFIB ha dimostrato una sensibilità del 99,2% e una specificità del 92,9% per la rilevazione di Fibrillazione Atriale. In conclusione, il sistema di rilevamento della Fibrillazione Atriale eseguito contestualmente alla misurazione della pressione arteriosa a domicilio è una metodica accurata e può essere utilizzata come screening domiciliare per rilevare la Fibrillazione Atriale e ridurre il rischio di ICTUS.

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Donne over 50 e fibrillazione atriale

Attenzione allo stile di vita per prevenire Fibrillazione Atriale e ICTUS

Si stima che in Italia più di una donna su tre muoia a causa di una malattia cardiovascolare come infarto o ICTUS. In parte questa incidenza è legata alla menopausa: se è vero che durante la vita fertile gli ormoni femminili proteggono da aterosclerosi e quindi da rischio cardiovascolare, è vero anche che con la menopausa la carenza di estrogeni si fa sentire e per le donne over 50 aumenta il rischio di incorrere in patologie cardiovascolari.

La menopausa ha un’incidenza anche sulla regolazione della pressione arteriosa, che tende a salire e sul metabolismo, che cambia favorendo un aumento di peso.

Pressione alta, aterosclerosi e sovrappeso sono tutti fattori di rischio di infarto e ICTUS, così come la Fibrillazione Atriale. Si tratta però di fattori su cui si può agire con azioni di prevenzione: smettere di fumare, dimagrire se si è in sovrappeso, seguire un’alimentazione varia ed equilibrata e praticare regolare attività fisica sono buone norme che aiutano a prevenire l’insorgenza di patologie cardiovascolari.

In particolare, nelle donne in post-menopausa il movimento riduce l’incidenza della Fibrillazione Atriale. Lo conferma una ricerca statunitense pubblicata sul Journal of American Heart Association.

In un campione di donne tra i 50 e i 79 anni di età, quelle più attive risultavano avere una riduzione del rischio di Fibrillazione Atriale del 10% rispetto alle sedentarie.

Secondo gli specialisti, è necessaria un’attività paragonabile a 30 minuti di cammino di buon passo per sei giorni alla settimana oppure un’ora di bicicletta due volte la settimana.  La ricerca ha anche dimostrato che il movimento ha un’influenza positiva sulla riduzione dell’obesità femminile. Risulta essenziale curare al tempo stesso l’alimentazione: seguire una dieta povera di sodio, ricca di magnesio e omega-3 e limitare il consumo di grassi.  

In caso di necessità ci sono poi terapie mediche appropriate da seguire ed esiste anche la possibilità di sottoporsi a terapie ormonali sostitutive. In questi casi è fondamentale affidarsi a medici e specialisti, che valuteranno il rischio cardiovascolare della donna e proporranno le eventuali cure.

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I due complici dell’ICTUS

Pressione arteriosa elevata e Fibrillazione Atriale, due patologie interconnesse controllabili con la stessa tecnologia

L’ipertensione arteriosa è notoriamente il più importante fattore di rischio cardiovascolare ed è spesso causa di ICTUS cerebrale. È pertanto indispensabile, una volta identificati alti livelli pressori, mettere in atto tutte le pratiche terapeutiche disponibili (farmacologiche e non farmacologiche, quali attività fisica e riduzione del peso corporeo) per riportarli entro i limiti normali.

Attualmente la grande maggioranza dei pazienti ipertesi ha a casa un misuratore della pressione arteriosa (sfigmomanometro), manuale o elettronico, con il quale controlla regolarmente la sua pressione arteriosa.

La Fibrillazione Atriale è anch’essa una frequente causa di ICTUS cerebrale a causa della formazione, nell’atrio fibrillante, di piccoli trombi che, frammentandosi, inviano minuscoli frammenti nel torrente circolatorio. Oltre il 70% di essi si localizza nel cervello provocando TIA o ICTUS. La Fibrillazione Atriale è spesso osservata in pazienti con ipertensione arteriosa, per cui si delinea una speciale popolazione di pazienti candidati all’ICTUS in quanto affetti da entrambe le patologie. La possibilità di controllarle entrambe prevenendone i danni è indubbiamente un ambizioso obiettivo che potrebbe abbattere significativamente l’incidenza dell’ICTUS cerebrale nella popolazione italiana.

La Fibrillazione Atriale, spesso asintomatica, è particolarmente pericolosa perché la persona che ne soffre non è consapevole della sua presenza e pertanto non viene sottoposta alle terapie del caso, con il conseguente notevole aumento del rischio di ICTUS. Generare il sospetto di Fibrillazione Atriale, eseguendo la palpazione del polso o misurando la pressione con apparecchi validati per questo utilizzo, è pertanto un importante mezzo di prevenzione dell’ICTUS, ma deve essere seguito dal controllo medico che effettuerà gli accertamenti necessari.

Come fare? La attuale sofisticata tecnologia elettromedicale ci mette a disposizione uno sfigmomanometro elettronico che oltre alla misurazione dei valori pressori sistolici e diastolici ed a quelli della frequenza cardiaca, è in grado, grazie ad uno speciale software di cui è dotato, di individuare la presenza di una Fibrillazione Atriale e consentire al paziente di iniziare immediatamente la necessaria terapia antiaritmica e anticoagulante.

È sufficiente misurare la pressione arteriosa tre volte consecutive e osservare nello schermo l’eventuale presenza della scritta Afib. In questo caso il paziente prenderà contatto con il proprio medico che gli darà gli appropriati consigli terapeutici.

La sensibilità e la specificità del dispositivo è stata verificata con la registrazione dell’elettrocardiogramma in più studi ed è stata sempre particolarmente elevata: rispettivamente il 97 – 100% di sensibilità e l’89% di specificità. Ciò vuol dire che praticamente tutti o quasi tutti i soggetti con Fibrillazione Atriale in atto al momento della misurazione vengono correttamente identificati. I casi nei quali venga segnalata una Fibrillazione Atriale non esistente sono decisamente pochi, inferiori all’11 %, e spesso sono persone portatrici di un elevato numero di extrasistoli. Il Nice (National Institute for Health and Clinical Excellence) istituzione inglese deputata fra l’altro anche al controllo della tecnologia elettromedicale, ne riconosce l’affidabilità e ne consiglia l’utilizzo per il monitoraggio della pressione arteriosa e della Fibrillazione Atriale oltre che per abbattere l’incidenza dell’ICTUS cerebrale.

Cosa fare in caso di rilevazione della Fibrillazione Atriale durante la misurazione della pressione?  Se non si avverte alcun disturbo effettuare un’altra misurazione dopo 1 ora. Se la Fibrillazione Atriale venisse confermata, comunicare subito l’accaduto al medico o farlo con calma nel caso non venisse confermata.

Se si avvertono disturbi (lieve mancanza di respiro, stanchezza inusuale, senso di cuore che batte troppo rapidamente, ecc…) avvisare subito il medico.

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Attenzione agli sbalzi del cuore

Fibrillazione Atriale e ipertensione possono portare a problemi cardiovascolari e ICTUS.  Questi disturbi sono insidiosi anche perché spesso privi di sintomi. É importante tenersi sotto controllo, vediamo come

Tenere costantemente sotto controllo lo stato del cuore è importante. La Fibrillazione Atriale e l’ipertensione sono fattori di rischio per l’insorgenza di malattie cardiovascolari e ICTUS. Individuarle e tenerle sotto controllo è dunque essenziale per prevenire e monitorare eventuali conseguenze e per evitare di correre inutili pericoli. Si parla di Fibrillazione Atriale quando il battito cardiaco diventa irregolare o accelerato. La Fibrillazione Atriale è il disturbo del ritmo cardiaco più frequente (interessa l’1-2% della popolazione) e le probabilità di sviluppare questa condizione aumentano con l’avanzare dell’età.  Le sue caratteristiche variano da persona a persona. Alcune non manifestano alcun sintomo, spesso per anni, mentre per altre i sintomi cambiano quotidianamente. Il battito cardiaco caotico, tipico di questo disturbo, origina nelle camere cardiache superiori, i cosiddetti atri, impedendo loro di funzionare correttamente. In tali circostanze, gli atri non sono più in grado di espellere tutto il sangue, che rimarrà in parte all’interno delle camere con il rischio di formazione di coaguli. La Fibrillazione Atriale, nella maggior parte dei casi, è la conseguenza di una malattia cardiovascolare, ma talvolta il disturbo può verificarsi anche in chi non soffre di alcuna cardiopatia.  Alcuni sintomi caratteristici sono, ad esempio, palpitazioni, senso di stordimento, difficoltà a respirare, dolori al torace.  In ogni caso è sempre importante diagnosticare una Fibrillazione Atriale, perché questa disfunzione cardiaca è tra i maggiori fattori di rischio ICTUS

Conoscere i valori della propria pressione

L’ipertensione arteriosa è un aumento a carattere stabile della pressione arteriosa. Non è una malattia di per sé, ma fa crescere il rischio di venire colpiti da ICTUS cerebrale, insufficienza renale e altri gravi problemi.  Per questo i controlli costanti sono essenziali. Non tutti conoscono i valori della loro pressione. Secondo la Siia, Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, sono circa 15 milioni gli italiani che hanno l’ipertensione arteriosa, ma solo la metà ne è consapevole. Si calcola che nel nostro Paese solo una persona su quattro curi bene la propria pressione. Dato che il cuore batte a intervalli regolari, si può distinguere una pressione “massima” (o “sistolica”) che corrisponde al momento in cui il cuore pompa il sangue nelle arterie, e una pressione “minima” (o “diastolica”) che corrisponde alla pressione che rimane nelle arterie quando il cuore si ricarica di sangue per il battito successivo. I valori massimi e minimi rilevati sono espressi in millimetri di mercurio (sigla: mmHg). Abbiamo la pressione alta o soffriamo di ipertensione arteriosa quando i valori della pressione massima sono uguali o maggiori a 140 mmHg, e quelli della pressione minima sono uguali o superiori a 90 mmHg. I valori si riportano anche nella forma 140/90. Anche valori di 130/80 possono essere considerati alti dal medico, se sono presenti problemi come diabete, malattie renali o complicazioni dell’ipertensione. La pressione alta è considerata un nemico silenzioso perché, fino a quando non produce danni evidenti agli organi, non è annunciata da sintomi che ne segnalino la presenza. Ecco perché è indispensabile tenere regolarmente sotto controllo i valori pressori. L’ipertensione, se adeguatamente trattata, smette di rappresentare un pericolo. È indispensabile rivolgersi sempre al medico, per avere le indicazioni sulle eventuali terapie da seguire.

Corretto stile di vita per ridurre la pressione
Obiettivo della cura dell’ipertensione è la graduale riduzione dei valori pressori. Alcuni provvedimenti riguardano lo stile di vita: maggiore attività fisica, riduzione del peso corporeo con un’adeguata dieta ipocalorica in caso di peso in eccesso, limitazioni nell’uso del sale nei cibi. Va sottolineato che si devono continuare a prendere i farmaci prescritti seguendo le indicazioni del medico curante. Mai interrompere o variare l’eventuale terapia di propria iniziativa, altrimenti potrebbero esserci complicazioni e conseguenze anche gravi per la salute. Molti studi confermano gli effetti benefici dei farmaci antipertensivi usati in modo appropriato. Pressione arteriosa e Fibrillazione Atriale vanno dunque controllate con regolarità dal medico, in farmacia e anche a casa. Si può monitorare la Fibrillazione Atriale verificando il battito cardiaco con la palpazione del polso oppure misurandosi la pressione arteriosa con apparecchi automatici in grado di indicare la possibile presenza di questa aritmia. Il controllo si esegue solo con misuratori della pressione automatici specificamente previsti per lo screening della Fibrillazione Atriale: l’indicazione si trova sulla scatola a o nel manuale d’uso dell’apparecchio.  Pochi semplici accorgimenti e il cuore sarà più al sicuro!