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Al controllo e mantenimento della Pressione Arteriosa, nei limiti della norma, contribuisce in maniera importante un corretto stile alimentare, tanto che nelle forme più lievi può rappresentare addirittura la sola terapia.

Mentre in caso di trattamento farmacologico, la dieta aiuta a potenziare l’efficacia dei farmaci antipertensivi, permettendo laddove possibile di ridurre il numero dei farmaci assunti.

Il rischio, quando la pressione si alza oltre i parametri ‘di sicurezza’ (i valori di normalità sono per l’età adulta 115-140 mmHg come massima e 75-90 mmHg come minima) è di andare incontro a importanti patologie cardiovascolari quali ICTUS, infarto del miocardio, scompenso cardiaco e malattie arteriose periferiche o a insufficienza renale.

I CIBI PIU’ SALATI

Fondamentale, per aiutare il controllo della pressione, l’alimentazione deve essere sana, bilanciata, varia e soprattutto con un ridotto apporto di sale e di alimenti ricchi di sodio.

L’introito di sodio nella dieta quotidiana non è rappresentato soltanto dal sale da cucina aggiunto alle pietanze, ma proviene soprattutto dai quantitativi non evidenti nei prodotti industriali. Ne sono ricchi il pane e i prodotti da forno (biscotti, crackers, grissini, merendine, cornetti e cereali per la prima colazione) e fra questi, i derivati dei cereali rappresentano la fonte maggiore di introito di sodio.

Ma quanto sale è opportuno consumare al giorno? L’American Heart Association raccomanda di assumere non più di 1.500 milligrammi di sodio al giorno (3,8 grammi di sale) e ha stilato una lista dei cibi più salati:

  • Il pane: contiene circa 5g di sodio ogni 100 gr
  • La carne lavorata come insaccati e salumi; la carne bianca può arrivare ad una quantità di sale pari a 1000 grammi.
  • Panini e sandwich, cioè pane con l’aggiunta di carne. Se poi si aggiungono anche delle salse si può arrivare alla soglia dei 1.500 milligrammi di sodio.
  • Pollo del supermercato o della rosticceria.
  • Minestroni e zuppe confezionate possono arrivare anche ad una quantità di sale pari a 900-1000 mg di sodio.
  • Pizza che può superare, a seconda degli ingredienti dell’impasto e del condimento superficiale, i 700 mg di sale.

L’APPORTO DI SODIO

Gli esperti stilano dei consigli utili a controllare l’apporto di sodio in tavola:

  • Scegliere alimenti a basso contenuto di sale.
  • Evitare di aggiungere il sale da cucina a tavola, ad esempio sulle insalate o le verdure, e limitarne il più possibile l’uso nell’acqua di cottura degli alimenti. Prediligere spezie e aromi per insaporire gli alimenti, come basilico, prezzemolo, origano, rosmarino, menta, salvia, timo, cannella, curry, aglio, cipolla, peperoncino, paprika, ecc. Inoltre, è importante fare attenzione anche ai sali dietetici iposodici che hanno una ridotta sapidità e pertanto si tende ad abusarne, annullandone così i benefici e per i quali è bene prima consultare il proprio medico a causa delle loro controindicazioni.
  • Limitare gli alimenti conservati in scatola: spesso contengono alte concentrazioni di sodio. Fare attenzione in particolare a salamoia, ma anche a salmone affumicato, funghi sott’olio e capperi sott’aceto, tonno, olive, acciughe…
  • Evitare di consumare cibi che contengono la dicitura cloruro di sodio, glutammato di sodio, citrato di sodio, bicarbonato di sodio e lievito in polvere: tra questi i dadi da brodo (anche sotto forma di granulato), ketchup, salsa di soia, miso, ma anche condimenti vari, margarine, prodotti per insaporire i dolci, gelatine e bevande.
  • Evitare la cioccolata la quale in realtà contiene anche tanto sale, il cui sapore è ovviamente nascosto dallo zucchero.
  • Consumare massimo 50 gr di insaccati non più di 2 volte alla settimana, privilegiando prosciutto cotto, insaccati da carne di pollo e tacchino che contengono il 40% in meno di sodio rispetto alla bresaola, prosciutto crudo e salame.
  • Consumare formaggi, di cui sono consentiti al massimo 50 gr dalle 2 alle 4 volte la settimana, come il Parmigiano Reggiano (che ha 50-70% di sodio in meno) piuttosto che pecorino, gorgonzola, feta o formaggi fusi.
  • Preferire il pane toscano, integrale o con meno sale aggiunto al pane bianco e/o tradizionale che contiene circa 500 mg di sodio ogni 100 gr ed evitare assolutamente la focaccia.
  • Utilizzare il limone per insaporire le carni.
  • Scegliere acque oligominerali.
  • Le verdure possono essere cucinate con poco sale o addirittura senza sale.
  • Evitare i cibi già pronti o preconfezionati perché di solito contengono sale aggiunto, soprattutto patatine fritte e affini.
  • Utilizzare sostituti del sale solo sotto consiglio medico.
  • Eliminare la saliera dalla tavola apparecchiata.
  • Ridurre giorno dopo giorno la quantità di sale utilizzato sia a tavola che durante la cottura, fino ad eliminarlo quasi completamente.

LA LETTURA DELL’ETICHETTA

Leggere le etichette nutrizionali: preferire i prodotti che indicano in etichetta la quantità di sodio.

Si definisce “a basso tenore in sodio” un alimento che non ecceda 120 mg di sodio/100 gr. Se il sodio non è riportato, è utile guardare l’elenco degli ingredienti: gli ingredienti presenti in maggior quantità sono scritti per primi e quelli presenti in minor quantità per ultimi.

Come abbiamo già anticipato nel paragrafo precedente, non utilizzare quindi i cibi in cui il sale figura nelle prime voci, indicato anche sotto forma di sodio (o Na), cloruro di sodio, bicarbonato di sodio, fosfato monosodico, glutammato monopodico, benzoato di sodio, citrato di sodio. Esistono in commercio dadi o prodotti già pronti (minestroni, zuppe, grissini, biscotti, fette biscottate, cereali per la colazione) che riportano sulla confezione la scritta “senza glutammato di sodio” o “prodotto a basso contenuto di sodio”.

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