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7 aprile – Giornata Mondiale della Salute

Il 7 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Salute, un’occasione per riflettere sull’importanza della salute e sull’accesso alle cure in tutto il mondo.

La data coincide con la nascita della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), fondata nel 1948 con l’obiettivo di coordinare le politiche sanitarie internazionali e migliorare il benessere delle popolazioni.

Ogni anno la ricorrenza viene dedicata a un tema specifico, con l’obiettivo di portare l’attenzione su alcune delle sfide sanitarie più urgenti. Nel corso del tempo sono stati affrontati argomenti molto diversi: dalle malattie cardiovascolari alla sicurezza alimentare, dalla salute mentale alla prevenzione delle epidemie.

Che cosa significa davvero “salute”

Secondo la definizione dell’OMS, la salute non è semplicemente l’assenza di malattia. È uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale.

Questo significa che il benessere di una persona dipende da molti fattori, tra cui la qualità dell’alimentazione, l’accesso ai servizi sanitari, le condizioni economiche, ambiente in cui si vive, livello di istruzione e relazioni sociali

La salute è quindi un concetto molto più ampio della sola medicina, riguarda anche l’ambiente, la società e lo stile di vita delle persone.

La prevenzione: la vera chiave della salute

Uno dei messaggi più importanti della Giornata Mondiale della Salute è che molte malattie possono essere prevenute adottando semplici abitudini quotidiane.

Tra i comportamenti più utili per proteggere la salute troviamo:

  • svolgere attività fisica con regolarità
  • seguire una dieta equilibrata
  • dormire a sufficienza
  • evitare il fumo
  • limitare il consumo di alcol
  • effettuare controlli medici periodici

La prevenzione non migliora solo la qualità della vita delle persone, ma riduce anche i costi dei sistemi sanitari.

Il ruolo della tecnologia nella medicina

La medicina sta vivendo una fase di grande trasformazione grazie allo sviluppo di nuove tecnologie. Strumenti innovativi stanno migliorando la diagnosi e il monitoraggio delle malattie.

Tra le innovazioni più importanti troviamo:

  • telemedicina
  • dispositivi di monitoraggio remoto
  • intelligenza artificiale applicata alla diagnosi
  • medicina personalizzata

Queste tecnologie rendono le cure più accessibili ed efficienti, soprattutto per chi vive in aree lontane dai grandi centri sanitari.

La Giornata Mondiale della Salute non riguarda solo governi e organizzazioni internazionali. Anche i cittadini hanno un ruolo fondamentale nella costruzione di una società più sana.

Ognuno può contribuire attraverso piccoli gesti quotidiani:

  • adottare uno stile di vita sano
  • informarsi sui temi della salute
  • partecipare a campagne di prevenzione
  • sostenere politiche pubbliche orientate al benessere collettivo

La consapevolezza è uno degli strumenti più efficaci per migliorare la salute globale.

Un impegno per il futuro

La Giornata Mondiale della Salute rappresenta un momento importante per ricordare che la salute è un diritto fondamentale di ogni essere umano.

Garantire cure accessibili, promuovere la prevenzione e investire nella ricerca sono elementi essenziali per costruire società più giuste e sostenibili.

Il 7 aprile non è soltanto una data simbolica: è un invito a riflettere su quanto la salute sia un bene prezioso e su quanto sia necessario l’impegno di tutti per proteggerla.

Solo attraverso collaborazione, informazione e responsabilità condivisa sarà possibile costruire un futuro più sano per l’intera comunità globale.

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Ama il tuo cuore

San Valentino è il momento dell’anno in cui ci ricordiamo di prenderci cura delle persone che amiamo. C’è  però un amore che troppo spesso viene dato per scontato: quello per il nostro cuore.

Il cuore è un muscolo instancabile che batte in media 100.000 volte al giorno e pompa circa 7.000 litri di sangue nelle 24 ore. Senza pause, senza possibilità di fermarsi. Eppure, nonostante il suo ruolo vitale, tendiamo a occuparcene solo quando qualcosa non funziona.

Le malattie cardiovascolari sono ancora oggi la prima causa di morte a livello globale, responsabili di circa il 32% dei decessi mondiali secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). In Europa e in Italia il dato rimane elevato, nonostante i progressi della medicina.

La buona notizia è che una larga parte di questi eventi è prevenibile.

La prevenzione cardiovascolare funziona soprattutto quando è continua, accessibile e basata su diagnosi precoci.

Parlare di prevenzione significa intervenire prima che la malattia si manifesti o peggiori. In ambito cardiologico la prevenzione si articola su tre livelli:

  • Prevenzione primaria

È rivolta alle persone apparentemente sane. L’obiettivo è ridurre i fattori di rischio modificabili prima che causino danni come ipertensione arteriosa, colesterolo elevato, sedentarietà, fumo, sovrappeso e stress cronico.

Secondo le linee guida della Società Europea di Cardiologia (ESC), il controllo regolare di questi fattori riduce in modo significativo il rischio di infarto e ictus.

  • Prevenzione secondaria

Riguarda chi ha già avuto un evento cardiovascolare o presenta condizioni cliniche importanti (diabete, ipertensione grave, aritmie). Qui l’obiettivo è evitare recidive e complicanze.

  • Prevenzione terziaria

È rivolta ai pazienti con patologie cardiache croniche e mira a migliorare la qualità della vita e ridurre ospedalizzazioni e disabilità.

Amare il proprio cuore significa conoscerne i nemici, spesso silenziosi, infatti, Molte patologie cardiache si sviluppano senza sintomi evidenti. Palpitazioni sporadiche, affanno, stanchezza o capogiri vengono spesso ignorati.

La diagnosi precoce consente di individuare alterazioni iniziali, intervenire tempestivamente e ridurre il rischio di eventi acuti.

Amare il proprio cuore è un atto di responsabilità e consapevolezza e San Valentino può diventare l’occasione per iniziare a prendersi cura del proprio cuore e di quello delle persone che amiamo, regalarsi o regalare un controllo cardiaco significa scegliere il futuro con la prevenzione.

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Glicemia alta: un avvertimento silenzioso

La glicemia è la quantità di zucchero presente nel sangue e quando resta troppo alta logora lentamente i vasi sanguigni, favorendo la formazione di placche, l’infiammazione e la formazione di coaguli.

I vasi danneggiati sono quelli che alimentano il cuore e il cervello e quando cedono le conseguenze possono essere l’infarto o l’ictus.

Perché lo zucchero nel sangue, apparentemente una questione metabolica, finisce per colpire arterie e cervello?

  • Arteriosclerosi accelerata – il glucosio alto favorisce la formazione di particelle lipidiche ossidate e di placche arteriosclerotiche sulle pareti arteriose; queste placche possono restringere le arterie coronariche (attacco di cuore) o quelle celebrali (attacco al cervello)
  • Infiammazione cronica – l’iperglicemia stimola risposte infiammatorie sistemiche che peggiorano l’instabilità delle placche e favoriscono la trombosi (formazione di coaguli)
  • Disfunzione endoteliale – l’endotelio (la sottile cellula che riveste i vasi) perde la sua capacità protettiva sotto il colpo del glucosio elevato, rendendo i vasi più appiccicosi per le cellule infiammatorie e le piastrine
  • Coagulabilità aumentata – iperglicemia e insulino-resistenza alterano la coagulazione, aumentando il rischio che una placca si trasformi in un trombo occlusivo.
  • Effetti acuti in eventi ischemici – avere glicemia elevata al momento di un infarto o di un ictus peggiora gli esiti: maggiore danno, più complicazioni e mortalità aumentata anche nei pazienti non precedentemente diabetici (fenomeno della “stress hyperglycemia).

Chi è a rischio?

Spesso si pensa che il rischio cardiovascolare legato agli zuccheri riguardi solo chi è già diabetico. La verità è più sfumata, infatti:

  • Persone con diabete di tipo 2 hanno un rischio chiaramente aumentato di malattie cardiache e ictus.
  • Chi ha prediabete mostra comunque un incremento del rischio rispetto alla popolazione con glicemia normale.
  • Persone che sperimentano iperglicemia acuta durante eventi clinici (stress hyperglycemia) possono avere peggiori esiti anche se non avevano diagnosi di diabete.
  • Durata del diabete e livello medio della glicemia (HbA1c) si sommano: il rischio è maggiore se il diabete è di lunga durata e mal controllato.

Cosa si può fare?

La buona notizia è che ci sono interventi efficaci di tipo comportamentale farmacologico e organizzativo per ridurre il rischio:

1) Stile di vita

  • Alimentazione
    La dieta mediterranea ricca di verdure, frutta, fibre, legumi, pesce e grassi insaturi riduce il rischio metabolico e cardiovascolare. Ridurre gli zuccheri aggiunti e carboidrati raffinati migliora il controllo glicemico.
  • Attività fisica
    L’esercizio regolare migliora la sensibilità all’insulina e contribuisce a ridurre l’emoglobina glicata (HbA1c). Le linee guida raccomandano almeno 150 minuti a settimana di attività fisica moderata.
  • Controllo del peso
    Anche una perdita di peso moderata (5–10%) nelle persone in sovrappeso è associata a una riduzione del rischio di progressione verso il diabete e migliora i fattori cardiometabolici.
  • Smettere di fumare
    Il fumo amplifica il danno vascolare già indotto dall’iperglicemia, smettere è uno degli interventi più efficaci per ridurre il rischio cardiovascolare globale.

2) Screening e diagnosi precoce

Misurare periodicamente la glicemia a digiuno, HbA1c o fare un OGTT (test di tolleranza) se ci sono fattori di rischio (sovrappeso, storia familiare, ipertensione e dislipidemia). La diagnosi precoce di prediabete o diabete permette interventi tempestivi.

3) Controllo terapeutico nei diabetici

  • Farmaci con beneficio cardiovascolare: negli ultimi anni sono emerse classi come gli SGLT2-inibitori e gli agonisti GLP-1 che non solo riducono HbA1c ma dimostrano benefici cardiovascolari nelle persone con diabete. Le linee guida AHA/ESC le integrano nelle raccomandazioni per pazienti ad alto rischio.
  • Controllo dei fattori associati: gestione aggressiva di ipertensione, dislipidemia (statine) e cessazione del fumo è fondamentale: il rischio cardiovascolare dipende dall’insieme dei fattori, non solo dalla glicemia.

La glicemia alta è più di un valore di laboratorio: è un indicatore e, spesso, un motore attivo di malattia vascolare.

Controllarla riduce non solo la probabilità di sviluppare sintomi metabolici (come il diabete conclamato), ma anche la probabilità che un giorno arrivino eventi drammatici come infarto e ictus.

Le prove scientifiche e le linee guida internazionali convergono su questo punto: screening, prevenzione tramite stile di vita, e terapie moderne mirate sono le armi che abbiamo oggi.

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L’importanza della misurazione della pressione

Misurare la pressione arteriosa è un gesto semplice che nasconde un potente strumento di prevenzione. Monitorare regolarmente la pressione non significa solo controllare l’ipertensione, ma anche ridurre il rischio di malattie cardiovascolari gravi, aritmie come la fibrillazione atriale e complicanze potenzialmente letali come l’ictus.

Oggi l’ipertensione arteriosa è il principale fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Controllarla, intervenire con terapie o modifiche dello stile di vita, può fare la differenza tra una vita sana e la comparsa di malattie croniche.

Inoltre, ricerche più recenti hanno evidenziato un legame molto stretto tra ipertensione e fibrillazione atriale (FA): due condizioni che spesso convivono e che aumentano notevolmente il rischio di ictus.

L’ipertensione arteriosa

L’ipertensione arteriosa si verifica quando la pressione sistolica supera costantemente i 140 mmHg o la pressione diastolica i 90 mmHg. Si tratta di una condizione molto comune: un adulto su quattro ne è colpito, e la prevalenza aumenta con l’età e con fattori come obesità, sedentarietà e alimentazione ricca di sale. (Ictus Pordenone)

L’ipertensione non trattata può danneggiare cuore, reni, occhi e vasi sanguigni. È il principale fattore di rischio per l’ictus e aumenta anche la probabilità di malattie coronariche, scompenso cardiaco e insufficienza renale. (Scienze Notizie)

Per questi motivi, le linee guida raccomandano controlli periodici: ogni 2-3 anni nella popolazione generale, ogni anno se i valori sono borderline o in presenza di fattori di rischio. (Ministero della Salute)

Fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è l’aritmia più comune, soprattutto negli anziani. Molti pazienti non manifestano sintomi evidenti: palpitazioni lievi, stanchezza o sensazione di battito irregolare possono passare inosservati. (PubMed)

Il problema principale è che la FA aumenta di circa 4-5 volte il rischio di ictus ischemico. (Ictus Pordenone)

Non è un caso che ipertensione e FA spesso coesistano. Studi su milioni di persone mostrano che chi ha la pressione alta ha un rischio significativamente maggiore di sviluppare FA, anche in forma asintomatica. Per ogni aumento di 20 mmHg nella pressione sistolica, il rischio di FA cresce del 18%. (PubMed)

Questo significa che anche valori di pressione “solo moderatamente elevati” possono avere conseguenze sul ritmo cardiaco, e che il controllo della pressione è essenziale non solo per prevenire danni vascolari, ma anche aritmie potenzialmente pericolose.

Screening combinato

Dato il legame tra ipertensione e FA, controllare contemporaneamente pressione e ritmo cardiaco è una strategia logica. Molti misuratori elettronici moderni segnalano un battito irregolare, permettendo di individuare sospette aritmie già durante una misurazione di routine. (News Liverpool)

Anche un semplice controllo del polso, eseguito in pochi secondi, può essere il primo campanello d’allarme che spinge a un approfondimento diagnostico con elettrocardiogramma.

Studi recenti dimostrano che lo screening della FA, soprattutto nelle persone con pressione elevata, riduce il rischio di ictus. Una meta-analisi su più di 35.000 partecipanti ha rilevato una diminuzione significativa degli eventi tromboembolici in chi è stato sottoposto a screening. (PubMed)

Come l’ipertensione favorisce la FA e l’ictus

L’ipertensione provoca stress costante su cuore e vasi sanguigni, portando a ispessimento delle pareti, rigidità arteriosa e rimodellamento atriale. Questi cambiamenti rendono il cuore più suscettibile a aritmie come la FA. (PubMed)

La FA, a sua volta, provoca flussi sanguigni irregolari e ristagno di sangue nell’atrio sinistro, favorendo la formazione di trombi che possono migrare al cervello e causare ictus ischemico. L’ipertensione peggiora ulteriormente il quadro, aumentando il rischio di danni vascolari e complicanze emboliche.

Implicazioni pratiche: cosa possiamo fare

  • Controllare regolarmente la pressione a casa o in farmacia.
  • Prestare attenzione a battiti irregolari, palpitazioni o sensazione di cuore “saltellante”.
  • Integrare la misurazione della pressione con un controllo del ritmo cardiaco, soprattutto nei pazienti a rischio.
  • Usare misuratori elettronici con allarme di aritmia o monitoraggi più avanzati quando indicato.
  • In caso di sospetta FA, confermare con ECG e valutare la necessità di terapia anticoagulante. (AIFA)
  • Seguire uno stile di vita sano: dieta equilibrata, attività fisica, riduzione del sale e gestione dello stress.
  • In caso di ipertensione o sospetta FA, seguire rigorosamente indicazioni mediche e controlli periodici.

La prevenzione rappresenta l’arma più efficace per ridurre i casi di ICTUS e di altre malattie cardio-cerebrovascolari e si basa essenzialmente sull’adozione e sul mantenimento di stili di vita salutari e sull’identificazione precoce e sull’adeguata gestione di eventuali fattori che aumentano il rischio di ICTUS, quali Ipertensione Arteriosa e Fibrillazione Atriale, tramite l’utilizzo di misuratori della pressione validati anche per la rilevazione della Fibrillazione Atriale.

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Diabete e Ictus, il legame silenzioso

Il 14 novembre è la Giornata Mondiale del Diabete (World Diabetes Day), una ricorrenza necessaria per garantire conoscenza, cura e attenzione verso questa patologia.

Ogni anno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la Federazione Internazionale del Diabete (IDF) lanciano un tema guida e, negli ultimi anni, il filo conduttore è rendere la cura accessibile, equa e sostenibile, migliorando la qualità della vita di chi convive con il diabete.

Il diabete è tra le malattie croniche più diffuse al mondo: secondo l’IDF, oltre 540 milioni di adulti ne sono affetti, e il numero continua a crescere. In Italia si stimano più di 3,5 milioni di persone diagnosticate, ma si calcola che un altro milione non sappia nemmeno di averlo.
Un problema silenzioso, spesso scoperto tardi, quando le complicanze iniziano a farsi sentire.

Il diabete non colpisce solo il metabolismo: danneggia i vasi sanguigni, grandi e piccoli, aprendo la strada a infarto, malattia renale, problemi oculari e — soprattutto — ictus cerebrale.
Ed è proprio qui che la consapevolezza deve crescere: capire che il cervello è una delle vittime più vulnerabili del diabete può fare la differenza tra la vita e la disabilità.

Diabete e ictus: un legame stretto

L’ictus è una delle principali cause di morte e disabilità nel mondo, ogni anno colpisce oltre 12 milioni di persone, e circa un quarto dei casi si verifica in persone con diabete.

Il legame tra diabete e ictus non è casuale: ha radici profonde nel funzionamento dei nostri vasi sanguigni.
Quando la glicemia resta alta per troppo tempo, anche se di poco, le cellule endoteliali che rivestono le arterie iniziano a deteriorarsi. E questo innesca una serie di effetti a catena:

  • Aterosclerosi accelerata: l’eccesso di zucchero e grassi nel sangue favorisce la formazione di placche che ostruiscono le arterie.
  • Danno ai piccoli vasi (microangiopatia): i capillari diventano rigidi, meno elastici, e il flusso di sangue al cervello si riduce.
  • Infiammazione cronica: il corpo reagisce come se fosse sempre in “allarme”, aumentando la coagulazione e rendendo più probabili i trombi.
  • Ipoglicemie e sbalzi glicemici: anche le variazioni brusche della glicemia possono indebolire la risposta cerebrale e aumentare la vulnerabilità alle ischemie.

In altre parole, il diabete “prepara il terreno” all’ictus, rendendo il cervello più esposto a un attacco ischemico (cioè da mancanza di sangue e ossigeno).

Gli ictus si dividono in due grandi categorie:

  • Ictus ischemico: causato dall’occlusione di un’arteria cerebrale (circa l’85% dei casi).
  • Ictus emorragico: provocato dalla rottura di un vaso e dalla fuoriuscita di sangue nel cervello.

Il diabete è strettamente associato all’ictus ischemico, perché favorisce la formazione di coaguli e l’ostruzione dei vasi.

Prevenzione

La buona notizia è che la maggior parte dei fattori di rischio si può controllare, infatti, prevenire l’ictus causato da diabete è possibile, ma richiede una strategia completa, non un singolo intervento.

Le linee guida europee (ESC 2023) raccomandano di:

  1. Tenere la glicemia sotto controllo, con obiettivi personalizzati.
  2. Controllare la pressione arteriosa, mantenendola idealmente sotto 130/80 mmHg.
  3. Ridurre il colesterolo LDL, con statine o altri farmaci se necessario.
  4. Smettere di fumare, perché il fumo moltiplica i rischi cardiovascolari.
  5. Fare attività fisica regolare, almeno 150 minuti a settimana di esercizio moderato.
  6. Seguire una dieta equilibrata, ispirata al modello mediterraneo, ricca di fibre, frutta, verdura e grassi “buoni”.
  7. Gestire il peso: anche una perdita del 5-10% può migliorare il metabolismo e la pressione.

In molti casi, la terapia farmacologica è indispensabile, ma il cambiamento quotidiano è ciò che riduce realmente il rischio di ictus e di altre complicanze.

I numeri che contano davvero

Di seguito i dati più significativi:

  • Il diabete raddoppia il rischio di ictus ischemico.
  • Il controllo di pressione e colesterolo riduce fino al 50% la probabilità di un evento cerebrovascolare.
  • Dopo un ictus, chi ha il diabete ha maggior rischio di recidiva e disabilità.
  • L’attività fisica regolare riduce del 40% il rischio di ictus (OMS).
  • I farmaci di nuova generazione ridimensionano il rischio cardiovascolare e migliorano la sopravvivenza.

Sono numeri che parlano chiaro, la prevenzione funziona.

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GIORNATA MONDIALE CONTRO L’ICTUS 2025

Il 29 ottobre è la Giornata Mondiale contro l’ICTUS promossa dalla World Stroke Organization, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sui segnali dell’ICTUS e sull’importanza del tempismo.

L’ICTUS è una patologia tempo-correlata: intervenire precocemente è fondamentale perché causa un improvviso danno celebrale in seguito a un’interruzione o riduzione del flusso sanguigno al cervello. In questo senso è molto importante che le persone siano consapevoli dell’enorme valore che ha la prevenzione.

In caso di comparsa di uno o più sintomi riferibili all’ICTUS è necessario chiamare immediatamente il 118 per il trasporto urgente al pronto soccorso di un ospedale dove si eseguono le cure specialistiche per l’ICTUS (Stroke Unit). Non aspettare di vedere se i sintomi migliorano spontaneamente, non contattare il medico di medicina generale o la guardia medica e non recarsi in pronto soccorso con mezzi propri, anche per evitare di presentarsi in un ospedale dove non sia attiva una Stroke Unit.

 I sintomi riguardano:

  • improvvisa riduzione o perdita di motilità e di forza e/o improvvisi deficit sensitivi (formicolii, perdita di sensibilità) alla metà inferiore del viso (con asimmetria della bocca che appare “storta” soprattutto quando il paziente prova a sorridere), al braccio e/o alla gamba di un lato del corpo
  • improvvisa difficoltà nel parlare e/o nel comprendere il linguaggio altrui
  • improvvisi disturbi visivi a carico di uno o di entrambi gli occhi
  • improvvisa perdita di coordinazione dei movimenti, sensazione di vertigine, di sbandamento e/o caduta a terra
  • improvviso mal di testa lancinante e inconsueto.

L’acronimo FAST, consente di ricordare facilmente alcuni test da fare quando si sospetta che una persona sia stata colpita da un ICTUS (Cincinnati Prehospital Stroke Scale):

  • F (come Face: Faccia): chiedere alla persona di sorridere e osservare se un angolo della bocca non si solleva o “cade” e la bocca appare “storta”;
  • A (come Arms: braccia): chiedere alla persona di alzare entrambe le braccia e osservare se presenta difficoltà/incapacità a sollevare un braccio o a mantenerlo alzato allo stesso livello dell’altro”;
  • S (come Speech: linguaggio): chiedere alla persona di ripetere una frase semplice e valutare se il suo modo di parlare risulti strano (parole senza senso) o biascicato;
  • T (come Time: Tempo): se è presente uno qualunque di questi segni, bisogna chiamare immediatamente il 118.

La Prevenzione

Oggi più che mai la prevenzione rappresenta l’arma più efficace per ridurre i casi di ICTUS e di altre malattie cardio-cerebrovascolari e si basa essenzialmente sull’adozione e sul mantenimento di stili di vita salutari (non fumare e non consumare altri prodotti del tabacco; praticare regolarmente un’adeguata attività fisica; evitare il consumo rischioso e dannoso di alcol; seguire una sana alimentazione, varia ed equilibrata, prediligendo il consumo di frutta, verdura, cereali integrali e pesce e limitando l’assunzione di sale, carne rossa, grassi di origine animale e zuccheri; mantenere un peso corporeo ottimale), nonché sull’identificazione precoce e sull’adeguata gestione di eventuali fattori che aumentano il rischio di ICTUS, quali Ipertensione Arteriosa e Fibrillazione Atriale, tramite l’utilizzo di misuratori della pressione validati anche per la rilevazione della Fibrillazione Atriale.

Guarda il video con il dott. Giovanzana

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ICTUS: LA TEMPESTIVITÀ TI SALVA LA VITA

Ogni anno in Italia migliaia di persone vengono colpite da ictus. È una delle principali cause di morte e la prima causa di disabilità nell’adulto.

Nonostante i progressi della medicina, c’è un problema che continua a ripetersi: troppi pazienti arrivano in ospedale troppo tardi, quando le terapie non possono più fare effetto.

Gli specialisti ripetono un concetto semplice ma potentissimo: “il tempo è cervello”.

 Significa che ogni minuto perso equivale a milioni di cellule nervose che muoiono. Uno studio pubblicato sulla rivista Stroke ha calcolato che, in media, 1,9 milioni di neuroni vengono persi ogni minuto di ictus non trattato. La tempestività è tutto.

Perché si arriva tardi?

Le ragioni sono diverse e purtroppo frequenti:

  • non si riconoscono subito i sintomi;
  • si pensa che “passerà da solo”;
  • si chiama il medico di base invece del 112;
  • si perde tempo a farsi accompagnare in auto invece di chiamare l’ambulanza;
  • l’ictus avviene durante la notte e viene scoperto solo al risveglio.

Tutti questi fattori fanno sì che il paziente arrivi fuori tempo massimo per le cure più efficaci e più tempo passa, meno possibilità ci sono di recuperare.

Come riconoscere subito un ictus

F.A.S.T. è l’acronimo appositamente pensato per riconoscere immediatamente i quattro principali sintomi di ‘ictus in corso’ che possono aiutare a guadagnare tempo:

  • F. = Face. Si avverte un intorpidimento improvviso o debolezza del viso e solitamente provoca una smorfia anomala.
  • A. = Arms. Difficoltà o totale impossibilità nel muovere braccia e gambe
  • S.= Speak. Difficoltà nel parlare o nel comprendere il linguaggio.
  • T.=Time. Non esitare, chiama immediatamente i soccorsi.

Se anche solo uno di questi segni compare, non bisogna aspettare né minimizzare. Ogni minuto è prezioso. Prima si interviene, migliori sono le possibilità di recupero.

Esiste anche il cosiddetto TIA (attacco ischemico transitorio): i sintomi sono identici a quelli di un ictus, ma si risolvono spontaneamente dopo pochi minuti o ore.

Può sembrare “niente di grave”, ma in realtà è un campanello d’allarme serissimo: chi ha avuto un TIA ha un alto rischio di ictus nei giorni successivi. Per questo va sempre valutato con urgenza.

Cosa fare?

  • Riconoscere i segni F.A.S.T.
  • Chiamare subito il 112 e fai intervenire l’ambulanza: i soccorritori attivano direttamente il centro specializzato più vicino.
  • Segnare l’orario in cui la persona è stata vista l’ultima volta “normale”: i medici ne hanno bisogno.
  • Non dare da mangiare, bere o farmaci alla persona colpita.
  • Preparare documenti e lista delle medicine che assume di solito, in particolare se prende anticoagulanti.

Consapevolezza

Molti studi hanno dimostrato che le persone non riconoscono l’ictus, o sottovalutano i sintomi. Questo è il motivo per cui campagne pubbliche e programmi ospedalieri stanno cercando di ridurre i ritardi. Negli Stati Uniti, ad esempio, il progetto Target: Stroke ha permesso di diminuire i tempi tra l’arrivo in pronto soccorso e la terapia, migliorando la sopravvivenza.

La prima vera “arma” resta l’informazione: se pazienti e familiari sanno riconoscere l’ictus, le probabilità di arrivare in tempo aumentano in modo decisivo.

Sapere riconoscere i sintomi, chiamare subito il 112 e non sottovalutare mai un campanello d’allarme può fare la differenza tra una vita normale e una vita segnata dalla disabilità.

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GIORNATA MONDIALE CONTRO L’IPERTENSIONE

Il 17 maggio 2025 sarà la Giornata Mondiale contro l’Ipertensione, un momento importante promosso ogni anno dalla World Hypertension League, per comunicare in tutto il mondo l’importanza del controllo della pressione arteriosa. Soprattutto in questa giornata, farmacie, sanitarie, medici, operatori sanitari cooperano in tutto il mondo con l’obiettivo di informare sulla prevenzione all’Ipertensione, la sua individuazione e il suo trattamento.

L’Ipertensione, nota anche come pressione alta, è una condizione medica in cui la pressione sanguigna nelle arterie è elevata, superando 140/90 mmHg. L’Ipertensione è un fattore di rischio ICTUS molto diffuso nella popolazione, non solo anziana. I dati del Ministero della Salute parlano del 31% di italiani ipertesi e del 17% in una condizione “borderline”, ovvero in una condizione a rischio.

Può succedere che non ci si accorga di essere ipertesi per un lungo periodo e spesso l’ipertensione arteriosa è rilevata in modo casuale.

Se l’ipertensione rimane non trattata per anni, si producono danni cardiaci e vascolari, ad esempio ICTUS cerebrale emorragico, insufficienza cardiaca, infarto cardiaco, retinopatia e insufficienza renale. Le conseguenze dell’ipertensione arteriosa possono essere prevenute con uno stile di vita corretto.

COME POSSIAMO PREVENIRE IL RISCHIO DI IPERTENSIONE? LINEE GUIDA

  • Misurare la pressione arteriosa per riconoscere precocemente un suo aumento è il primo semplice passo per una corretta prevenzione. Controllare la pressione in modo regolare è facile e alla portata di tutti! Basta dotarsi di un misuratore di pressione con un alto grado di precisione, perché l’attendibilità e la precisione dei valori pressori è importante. In commercio esistono svariate tipologie di misuratori ma pochi rispettano rigidi protocolli di precisione e sensibilità e/o sono adatti a pazienti difficili come diabetici, anziani, dializzati, donne in gravidanza e con preeclampsia.
    Anche le farmacie offrono il servizio di misurazione della pressione e possono aiutare nel monitoraggio continuo e regolare. Sai che durante la Giornata Mondiale dell’Ipertensione puoi recarti presso le farmacie aderenti e richiedere il monitoraggio gratuito della pressione arteriosa e della fibrillazione atriale con un misuratore Microlife, validato secondo i protocolli ISO e BIHS?
  • 30 minuti di attività fisica al giorno come camminare, nuotare, andare in bicicletta, possono ridurre da soli la pressione arteriosa. L’attività fisica regolare aiuta a rendere le arterie più elastiche, meno esposte all’indurimento e alla formazione di trombi e agisce inoltre positivamente a livello psicologico, sconfiggendo l’ansia e lo stress. Per contrastare il rischio di problemi cardiovascolari acuti è necessario che il programma di attività fisica venga stabilito da un medico e che sia graduale sia per l’intensità che per i tempi di attuazione. Chi soffre di pressione alta dovrebbe praticare esercizi ad elevata componente aerobica come la marcia, il ciclismo, il jogging, ecc… ma non attività di potenza.
    Una qualsiasi attività che permetta di fare un po’ di movimento, anche se solo per pochi minuti al giorno come prendere i mezzi pubblici per andare al lavoro scendendo una fermata prima della destinazione, fare le scale e non prendere l’ascensore, utilizzare la bicicletta quando è possibile, curare il giardino o l’orto, è meglio della più completa inattività fisica. Un’attività fisica regolare e di buona intensità è in grado di ridurre i valori pressori fino a 6 – 7 mmHg.
  • Mangiare in modo sano ed equilibrato assumendo grassi (saturi di origine animale: burro, formaggi e carni rosse) in quantità contenuta, ma non eliminandoli completamente dalla dieta. I cibi poveri di grassi comprendono quelli ricchi di amidi e fibre, che contengono generalmente anche vitamine e minerali. Per questo cercare di mantenere l’apporto di proteine, preferibilmente di origine vegetale (legumi come fagioli, lenticchie, ceci, fave, piselli, ecc..) rispetto a quelle di origine animale. Privilegiare il pesce almeno due volte alla settimana ed evitare di utilizzare sale ove possibile o evitare alimenti preconfezionati, in salamoia che hanno un altissimo contenuto di sale. Il sale incide in modo negativo sull’aumento di pressione.
  • Perdere peso per alcune persone costituisce il mezzo per tenere sotto controllo la pressione ma anche, in alcuni casi, per ridurre il quantitativo di medicinali da assumere. Essere in sovrappeso costringe il cuore a lavorare di più per pompare il sangue in tutto il corpo. È dimostrato che 10 chili di peso in meno portano ad un abbassamento della pressione arteriosa di 5-10mmHg.
    Mantenere un BMI (Indice di Massa Corporea) di 25 o inferiore e un girovita di 102cm per gli uomini e di 88 cm per le donne è raccomandato ai normotesi per prevenire l’insorgenza di Ipertensione e agli ipertesi per ridurla. La perdita di peso è strettamente legata ad una corretta alimentazione, ad una costante attività fisica e in generale ad uno stile di vita sano.
  • Smettere di fumare di una singola sigaretta è in grado di aumentare rapidamente i valori di pressione arteriosa e di frequenza cardiaca. Il monossido di carbonio, che costituisce dal 2% al 6% del fumo di sigaretta, lega l’emoglobina, riducendo la capacità di trasporto dell’ossigeno nei fumatori. Infatti, dopo ogni sigaretta la pressione arteriosa aumenta per 15 minuti. Inoltre, il fumo favorisce l’arteriosclerosi che provoca il restringimento delle arterie con formazione di placche che impediscono la corretta fluidità del sangue, causando infarto o ICTUS.

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INFARTO E ICTUS: SCREENING E BUONE ABITUDINI

Le malattie cardiovascolari sono una delle principali cause di morte nel mondo ma, grazie a strategie di prevenzione mirate e alla gestione dei fattori di rischio modificabili, è possibile ridurre significativamente il numero di decessi e migliorare la qualità della vita delle persone.

Adottare uno stile di vita sano e effettuare screening regolarmente rappresentano la chiave per contrastare queste patologie.

Secondo l’analisi del TEHA Group, società di The European House Ambrosetti, la prevenzione attraverso stili di vita sani e screening mirati potrebbe ridurre del 34% la mortalità nella fascia 0-74 anni per i principali gruppi di malattie (TEHA Group, 2025).

Questo dato, presentato nel Position Paper “Rischio cardio-metabolico in Italia: il ritorno economico di un programma di screening della popolazione”, sottolinea l’urgenza di un approccio proattivo alla salute cardiovascolare.

La crescente incidenza di malattie cardiovascolari e le loro conseguenze croniche rappresentano una minaccia non solo per la salute individuale, ma anche per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

È quindi fondamentale intervenire precocemente con strategie efficaci di prevenzione e screening.

Gli esperti del TEHA Group hanno analizzato il rischio cardio-metabolico nella popolazione italiana tra i 40 e i 69 anni senza eventi cardiovascolari pregressi e i risultati ottenuti sono preoccupanti:

  • il 50,1% della popolazione esaminata è a rischio medio-alto.
  • il 7,5% è considerato ad alto rischio.
  • il 4,2% è classificato a rischio altissimo.
  • differenze significative tra uomini (72,4% a rischio) e donne (28,6%), con un aumento del rischio per le donne dopo la menopausa (ESC, 2021).
  • nei soggetti ad alto rischio, la probabilità di un evento acuto nei successivi 10 anni è del 10,9%, rispetto al 6,2% nei soggetti a rischio medio e al 2,8% in quelli a basso rischio (ESC, 2021).

La relazione tra fattori di rischio e mortalità

La Federazione Italiana di Cardiologia (FIC) evidenzia come la coesistenza di fattori di rischio come obesità, inattività fisica, ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, fumo, iperglicemia e diabete incrementi in modo esponenziale il rischio cardio-metabolico, con conseguenze severe sulla qualità della vita e sulla mortalità prematura (FIC, 2023).

Vengono inoltre sottolineate le disparità regionali, infatti, le regioni del sud Italia sono caratterizzate da una maggiore prevalenza di fattori di rischio, registrano tassi di mortalità cardiovascolare più elevati (Ministero della Salute, 2024).

L’adozione di programmi di screening cardio-metabolico promossi dalla regione rappresenta una soluzione efficace per ridurre il rischio di eventi cardiovascolari gravi.

Un percorso diagnostico strutturato dovrebbe includere:

  • questionari sugli stili di vita.
  • misurazione della pressione arteriosa.
  • analisi della glicemia per valutare l’emoglobina glicata nel diabete.
  • profilo lipidico e lipoproteina per individuare ipercolesterolemia.
  • elettrocardiogramma per i soggetti tra 65 e 69 anni.

Questi esami permetterebbero di individuare precocemente i soggetti a rischio medio-alto e di avviare tempestivamente strategie di prevenzione personalizzate, che includano interventi educazionali e/o farmacologici (American Heart Association, 2022).

Il valore economico della prevenzione

Oltre all’impatto sulla salute, il costo economico associato ai soggetti a rischio medio-alto è enorme: circa 13,4 miliardi di euro l’anno tra costi sanitari diretti e perdite di produttività (TEHA Group, 2025).

L’investimento in programmi di screening ha un impatto positivo non solo sulla salute, ma anche sui costi sanitari.

Secondo il Position Paper, il ritorno economico derivante dall’implementazione di uno screening cardio-metabolico varia tra 1,4 e 1,8 euro per ogni euro investito, con un valore medio di 1,6 (TEHA Group, 2025). Il ritorno massimo si registra tra i 40-49enni (2,2 euro), mentre diminuisce progressivamente con l’età.

Più precoce è l’intervento, maggiori sono i benefici in termini di riduzione del rischio e di risparmio economico per il sistema sanitario.

La prevenzione cardiovascolare non è un’opzione, ma una necessità.

Attraverso screening mirati e l’adozione di abitudini salutari, è possibile ridurre drasticamente il rischio di infarto e ictus, migliorando la qualità della vita e riducendo i costi per il sistema sanitario.

Investire nella prevenzione significa investire nel futuro della salute pubblica. Agire oggi può fare la differenza per il benessere di domani.

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SCOMPENSO DA IPERTENSIONE: COME IL CERVELLO PROTEGGE IL CUORE

L’insufficienza cardiaca rappresenta una delle principali cause di mortalità legate all’ipertensione, una condizione che coinvolge milioni di persone in tutto il mondo.

Uno studio guidato dall’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Immunity ha svelato un meccanismo biologico complesso che coinvolge il cuore, il cervello e la milza nella risposta cardiaca al sovraccarico emodinamico provocato dall’ipertensione arteriosa.

Secondo la ricerca, il cuore sottoposto a pressione a causa dell’ipertensione invia un segnale al cervello, il quale attiva il sistema immunitario che stimola le cellule della milza.

Rilasciare il fattore di crescita denominato Placental Growth Factor (PlGF), capace di stimolare specifiche cellule immunitarie nel muscolo cardiaco, favorendo un rimodellamento adattativo.

Tuttavia, con il tempo, questo processo tende a peggiorare, compromettendo la funzionalità del cuore.
Lo studio, condotto sia su modelli animali che sull’uomo, descrive un vero e proprio circuito biologico che collega tre organi:

  • il cuore, che segnala il sovraccarico;
  • il cervello, che processa l’informazione e invia comandi alla milza;
  • la milza, che risponde producendo il PlGF.

Il PlGF stimola particolari macrofagi residenti nel cuore che esprimono il recettore Neuropilina-1. Queste cellule immunitarie proliferano, favorendo una risposta strutturale che permette al muscolo cardiaco di sopportare l’elevata pressione.

Uno dei meccanismi fondamentali attraverso cui il cervello regola la pressione arteriosa è il riflesso barocettivo attraverso la stimolazione dei neuroni specializzati, i barocettori, situati nell’arco aortico e nei seni carotidei, che monitorano i cambiamenti della pressione sanguigna e li trasmettono al midollo allungato.

Quando la pressione aumenta, il cervello risponde riducendo la frequenza cardiaca e inducendo vasodilatazione per stabilizzare il flusso sanguigno.

Il cervello è particolarmente sensibile alle variazioni del flusso sanguigno e dispone di meccanismi di autoregolazione che mantengono una pressione costante. Questi meccanismi coinvolgono fattori metabolici, miogenici e neurogeni che assicurano un adeguato apporto di ossigeno e nutrienti, proteggendo i neuroni dalle fluttuazioni pressorie.

La connessione tra sistema nervoso e sistema immunitario

Gli studi condotti hanno dimostrato che il sistema nervoso centrale influisce sulla frequenza cardiaca attraverso due centri cardiovascolari nel midollo allungato:

  • aree cardioacceleratrici, che stimolano l’attività cardiaca tramite la stimolazione simpatica;
  • aree cardioinibitorie, che la riducono attraverso la stimolazione parasimpatica.

L’attivazione del sistema immunitario nella milza in risposta ai segnali cerebrali rappresenta una scoperta innovativa.
I livelli di PlGF nel sangue aumentano nei pazienti ipertesi, indicando un legame tra il sistema immunitario e il rimodellamento del cuore. Inoltre, la presenza della proteina Neuropilina-1 nei macrofagi cardiaci umani conferma l’esistenza di un meccanismo simile anche nella nostra specie.

Implicazioni terapeutiche e prospettive future

Questa scoperta apre nuove prospettive nella comprensione del rapporto tra sistema nervoso e sistema immunitario nella regolazione del cuore.

In futuro, potrebbero essere sviluppate strategie terapeutiche capaci di modulare questa risposta naturale per prevenire la progressione dell’insufficienza cardiaca.

Il coinvolgimento di istituzioni internazionali come l’Università di Manchester, l’Università di Toronto e l’Università di Edimburgo evidenzia l’importanza globale di questa ricerca e il suo potenziale impatto sulla salute pubblica.

Lo studio dell’I.R.C.C.S. Neuromed ha rivelato un nuovo meccanismo attraverso il quale il cervello protegge il cuore dallo scompenso da ipertensione.

Comprendere e modulare questo asse cuore-cervello-milza potrebbe rappresentare una svolta nel trattamento dell’insufficienza cardiaca, migliorando la qualità della vita di milioni di pazienti ipertesi in tutto il mondo.