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ICTUS E CARENZA DI LETTI: L’IMPORTANZA DI LETTI DEDICATI A PAZIENTI CON ICTUS

Gli ICTUS portano con sé criticità che devono essere gestite da personale medico e infermieristico dedicato e formato.

A ottobre a Bologna si è tenuto il 50° Congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN) e tra i vari temi affrontati si è parlato anche di ICTUS, in occasione di un simposio congiunto SIN – Ministero della Salute. Il presidente della SIN, Gianluigi Mancardi, ha presentato una relazione sull’organizzazione in Italia dell’assistenza all’ICTUS, riportando i dati di un’indagine effettuata dai segretari regionali della SIN insieme all’Associazione Autonoma Aderente ISO-STROKE e ad ALICe Italia Onlus, l’associazione per la lotta all’ICTUS cerebrale.

Dall’indagine è emersa una forte carenza sul territorio nazionale di letti dedicati all’ICTUS, ovvero di letti monitorati e con personale medico e infermieristico dedicato. A fronte di un fabbisogno di circa 1.900 letti, in Italia attualmente ne sono attivi 1.170 con uno squilibrio tra nord e sud, ad esempio in regioni come Lazio e Campania. Anche gli interventisti neuro-vascolari sono mal distribuiti e alcune regioni risultano più scoperte di altre, rendendo a volte difficile intervenire rapidamente su pazienti colpiti da ICTUS. Le istituzioni si sono dette molto interessate ad affrontare il problema, sia riorganizzando le reti regionali di assistenza all’ICTUS, sia attivando percorsi formativi quadriennali a cui possono accedere gli specialisti provenienti da differenti discipline.

È molto importante avere, negli ospedali, dei letti dedicati alla gestione dell’ICTUS, con personale formato per affrontare le criticità che il paziente con ICTUS porta con sé. Nei pazienti seguiti da personale formato adeguatamente si riduce notevolmente la mortalità e la disabilità residua.

Ricordiamo infatti che l’ICTUS in Italia è la prima causa di invalidità, la seconda causa di demenza e la terza causa di morte e colpisce circa 660 persone al giorno, con costi altissimi sia per il Sistema Sanitario Nazionale, che per le famiglie. Considerando le stime attuali di prevalenza, è stato possibile effettuare una valutazione globale del costo delle prestazioni sanitarie dirette dell’ICTUS in Italia, che ammontano a circa 3,7 miliardi di euro per anno, quasi il 4% delle spese sanitarie nel nostro Paese. I costi indiretti per le famiglie sono stimati in 3 volte i costi diretti.

Ecco perché è così importante intervenire sia sulla presa in carico immediata del paziente colpito da ICTUS, per limitare il più possibile un esito di disabilità grave, sia sulla prevenzione. Prevenire l’ICTUS in molti casi è possibile, lavorando sullo stile di vita per andare a ridurre fattori di rischio come diabete, obesità e ipertensione e facendo screening ad hoc, come quello relativo alla Fibrillazione Atriale, che da sola causa circa il 20% degli ICTUS ischemici.

Lo screening della Fibrillazione Atriale è un’attività che può partire anche dalle singole persone. Alcuni studi hanno infatti valutato l’accuratezza e l’efficacia del misuratore della pressione arteriosa Microlife AFIB come strumento di screening domiciliare della Fibrillazione Atriale asintomatica nei pazienti a rischio di ICTUS cardioembolico.

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ICTUS EMORRAGICO, PIU’ RARO DI QUELLO ISCHEMICO MA ALTRETTANTO PERICOLOSO

Scopriamo insieme le cause e i fattori di rischio dell’ICTUS emorragico.

Sappiamo che la maggior parte degli ICTUS (circa l’80%) sono di origine ischemica, ovvero dovuti ad un’occlusione delle arterie che portano il sangue al cervello. Ma resta un 20% dei casi che è legato a un’emorragia cerebrale e si parla quindi di ICTUS emorragico.

All’origine di un ICTUS emorragico c’è la rottura di uno o più vasi sanguigni nell’encefalo, causata generalmente dalla rottura di un aneurisma cerebrale, da un trauma cranico, da ipertensione cronica o da malformazioni congenite.

GLI ICTUS emorragici possono quindi essere causati da due tipi diversi di emorragia cerebrale:

  • emorragia intracerebrale, quando il sanguinamento avviene all’interno del cervello. L’emorragia in questo caso, non solo blocca l’afflusso di sangue al cervello, ma il sangue, fuoriuscendo, genera pressione e schiacciamento dei tessuti circostanti, danneggiandoli;
  • emorragia subaracnoidea, quando il sanguinamento avviene tra gli strati del tessuto che ricopre il cervello. In questo caso la rottura di un vaso sanguigno blocca l’afflusso di sangue al cervello.

La maggior parte degli ICTUS emorragici nell’area subaracnoidea sono dovuti alla rottura di un aneurisma cerebrale, ovvero una dilatazione patologica di un vaso sanguigno dell’encefalo. L’aneurisma non dà alcun sintomo fino alla rottura, che genera l’emorragia e l’ICTUS.

FATTORI DI RISCHIO ICTUS EMORRAGICO E PREVENZIONE

Tra i principali fattori di rischio di ICTUS emorragico ci sono alcuni fattori che non si possono trattare, come l’età (superiore ai 55-60 anni), la presenza di una familiarità e il sesso maschile. Ci sono invece altri fattori di rischio che possono essere oggetto di prevenzione:

  • ipertensione cronica;
  • fumo;
  • diabete;
  • sovrappeso e obesità;
  • vita sedentaria;
  • abuso di alcool e droghe.

Come si dice sempre quando si parla di ICTUS, la prevenzione passa dalla modifica del proprio stile di vita: una vita sana e attiva, un’alimentazione corretta e il monitoraggio periodico dei valori della pressione arteriosa, in modo da intervenire in tempo in caso di ipertensione.

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ICTUS in gravidanza, i fattori di rischio

ALICe Italia Onlus ha segnalato una crescita negli ultimi 10 anni del – seppur raro – ICTUS in gravidanza.

L’ICTUS è una patologia che viene spesso associata all’età avanzata ma se è vero che la maggior parte degli episodi di ICTUS avvengono sopra i 65 anni, è anche vero che nel 10% dei casi l’ICTUS si verifica in persone sotto ai 45 anni di età, prevalentemente donne.

I dati recenti dell’American Heart Association evidenziano che l‘ICTUS in gravidanza è un fenomeno ancora raro – colpisce circa 26 donne su 100.000 – ma ha avuto una crescita del 54% dei casi negli ultimi 10 anni. Questo aumento ha portato gli esperti dell’associazione ALICe Italia Onlus (associazione per la lotta all’ICTUS cerebrale) ad approfondire il rapporto tra ICTUS e gravidanza.

La gravidanza è un momento di forti cambiamenti che investono il corpo della donna, basti pensare che la gittata cardiaca, ovvero il volume di sangue espulso dal cuore in un minuto, aumenta fino al 60% nel terzo trimestre di gravidanza. Donne che presentano fattori di rischio anche prima della gravidanza, in quei 9 mesi sono quindi maggiormente a rischio ICTUS, soprattutto nel terzo trimestre, in cui avviene il 50% dei casi.

Fattori di rischio ICTUS in gravidanza

I fattori di rischio ICTUS in gravidanza sono ipertensione, gestosi o eclampsia, fumo, coagulopatie pregresse ed età avanzata, sopra i 35 anni. In caso di gestosi o eclampsia il rischio ICTUS aumenta del 24,7% e persiste anche nei 12 mesi dopo il parto. Diventa quindi fondamentale la prevenzione, perché i fattori di rischio già presenti in gravidanza possono accentuarsi, aumentando il rischio di un ICTUS cerebrale.

Inoltre bisogna tenere in considerazione che assumere farmaci in gravidanza è spesso sconsigliato, per le ripercussioni che possono avere sul bambino e quindi anche la cura dei fattori di rischio non è sempre facile.

Una donna che decide di avere un bambino dovrebbe pensare prima di tutto alla propria salute, smettendo di fumare, tenendo sotto controllo il proprio peso e facendo una regolare attività fisica e, in presenza di patologie note, è fondamentale farsi seguire da specialisti che possono tenere la situazione sotto controllo e intervenire precocemente in caso di rischio.

Un consiglio generale per le donne in gravidanza è quello di misurarsi con regolarità i propri valori pressori, in particolare utilizzando strumenti clinicamente validati per donne in gravidanza e in caso di pre-eclampsia, ad esempio con la tecnologia MAM di Microlife, che detiene questo tipo di validazione scientifica (fonte: Reinders A, Cuckson AC, Lee JT, Shennan AH. – An accurate automated blood pressure device for use in pregnancy and pre-eclampsia: the Microlife 3BTO-A-BJOG 2005;112:915-920 – Visionabile in https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15957992).

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ICTUS ischemico, quando la causa è un’ostruzione delle arterie

Gli ICTUS non sono tutti uguali, possono essere ischemici o emorragici e la differenza dipende dalle cause.

Quando si parla di ICTUS (Stroke in inglese) si intende un mancato afflusso di sangue al cervello, che va in sofferenza subendo danni più o meno gravi e purtroppo a volte provocando la morte di chi è stato colpito.
Ma gli ICTUS non sono tutti uguali e la differenza la fa proprio la causa che scatena questo blocco di flusso sanguigno diretto al cervello.

Se la causa è la rottura di un’arteria, si parla di ICTUS emorragico, meno frequente ma con più elevati tassi di mortalità. Se la causa è un’ostruzione di un’arteria cerebrale, allora si parla di ICTUS ischemico, detto anche trombosi cerebrale o ICTUS trombotico.
L’ICTUS ischemico riguarda l’80% dei casi di ICTUS complessivi e può essere oggetto di prevenzione, andando a lavorare su quelli che sono i suoi principali fattori di rischio e le sue cause principali.

Un’arteria può occludersi per due motivi:

  1. stenosi, ovvero il restringimento del vaso sanguigno a causa dell’aterosclerosi, accumuli di grasso che si depositano sulle pareti delle arterie, riducendone via via lo spazio per il passaggio del sangue;
  2. embolo, che si forma in un’altra parte del corpo, ad esempio nel cuore e quando arriva nelle arterie del cervello, che hanno un diametro più piccolo, blocca il passaggio del sangue.

In entrambi i casi la circolazione sanguigna viene interrotta a livello cerebrale e si ha un ICTUS ischemico.

Fattori di rischio ICTUS ischemico e possibile prevenzione

Modificando il proprio stile di vita e agendo a livello di alcuni fattori di rischio è possibile prevenire una buona percentuale di ICTUS ischemici. Tutte le principali patologie cardiovascolari sono fattori di rischio ICTUS, a cominciare da ipertensione arteriosa, colesterolo e diabete, spesso accomunate anche da sovrappeso, obesità e vita sedentaria.
Queste patologie provocano aterosclerosi, ovvero l’accumulo di grassi a carico delle pareti delle arterie e sollecitazioni e danni a carico dei vasi sanguigni. Anche le apnee ostruttive del sonno possono essere un grave fattore di rischio, perché nelle fasi di apnea notturna arriva poco ossigeno al cervello, causando danni. L’altro grande fattore di rischio ICTUS ischemico è la Fibrillazione Atriale, un’aritmia che genera una contrazione irregolare dell’atrio sinistro del cuore e favorisce il ristagno di sangue e la formazione di trombi che, se entrano in circolazione, possono provocare l’ICTUS.

Questi fattori di rischio sono in molti modi curabili e riducibili e permettono alla popolazione a rischio di poter fare una prevenzione attiva del rischio ICTUS. La prima cosa da fare è ovviamente modificare il proprio stile di vita, adottando una dieta sana, evitando alcool e fumo e praticando attività fisica regolare. È poi importante seguire programmi di screening ed esami, in modo da individuare precocemente un rischio e curarlo: diventa fondamentale monitorare costantemente i valori di pressione, colesterolo e diabete e può essere utile eseguire un eco-color-Doppler delle carotidi in caso di sospetta placca aterosclerotica.
Infine è importante individuare precocemente un’eventuale Fibrillazione Atriale, che si calcola sia la causa del 20% degli ICTUS ischemici.

Fibrillazione atriale

La Fibrillazione Atriale è un disturbo del battito cardiaco: il cuore batte in modo irregolare e perde la capacità di contrarsi in modo coordinato, causando un “ristagno” di sangue e il rischio di formazione di coaguli (grumi solidificati di sangue). I coaguli possono immettersi nella circolazione sanguigna e arrivare al cervello causando un ICTUS ischemico.

La Fibrillazione Atriale è l’anomalia del ritmo cardiaco più comune nella popolazione adulta. In Italia colpisce circa 1.000.000 di persone, con 120.000 nuovi casi ogni anno. I dati si riferiscono solo ai casi accertati, ma quelli totali sono in realtà ben più numerosi perché molte persone che ne soffrono non presentano disturbi e ignorano di avere questo problema. In circa un terzo dei casi la Fibrillazione Atriale rimane asintomatica e non è diagnosticata.

Per prevenire un ICTUS ischemico è quindi consigliato controllare regolarmente il proprio battito cardiaco attraverso la palpazione del polso o misurandosi la pressione arteriosa con apparecchi automatici dotati di algoritmi (validati) in grado di indicare la possibile presenza di Fibrillazione Atriale.

Generato il sospetto di Fibrillazione Atriale è importante rivolgersi al proprio medico che effettuerà i necessari accertamenti, come l’elettrocardiogramma, per diagnosticare questa aritmia.

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Ipertensione, Fibrillazione Atriale e Coronavirus, una combinazione pericolosa

Chi soffre di malattie cardiovascolari è più a rischio di sviluppare complicanze da COVID-19, secondo diversi studi clinici.

L’ISS (Istituto Superiore di Sanità) ha reso pubblici i dati delle prime analisi su patologie preesistenti in pazienti italiani deceduti a causa del COVID-19 (qui il report) ed è emerso che il 76% dei pazienti era affetto da ipertensione, il 37% da cardiopatia ischemica e/o diabete e il 26,5% da Fibrillazione Atriale. Sono numeri che confermano quanto già pubblicato in Cina a febbraio sulla rivista medica JAMA dal Chinese Center for Disease Control and Prevention, che affermava anche che la letalità del Coronavirus, del 2% sulla popolazione complessiva, sale fino al 6% nelle persone ipertese e fino al 10% nei soggetti con scompenso cardiaco.

Ma perché i pazienti con patologie cardiovascolari sono a rischio in caso di contagio?

Coronavirus e complicanze cardiovascolari

Il COVID-19 è un virus che colpisce in modo piuttosto aggressivo i polmoni e l’apparato respiratorio, limitando l’attività polmonare e l’ossigenazione del sangue. Questo si ripercuote sul cuore, che deve pompare il sangue più velocemente per mantenere l’ossigenazione degli organi, generando aritmie e danni cardiaci acuti.

coronavirus ipertensione e fibrillazione atriale

In un paziente che ha già problematiche cardiovascolari pregresse questo ulteriore sforzo a danno del cuore e del sistema sanguigno può essere fatale. Non si esclude inoltre che il Coronavirus possa causare anche un danno diretto alle cellule del cuore.

Suggerimenti per i soggetti a rischio

Chi soffre di patologie come diabete, ipertensione e Fibrillazione Atriale deve stare particolarmente attento a non rischiare il contagio, perché il Coronavirus potrebbe portare complicanze molto spiacevoli e pericolose. I suggerimenti, come ricorda anche il sito di SIIA (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa), per tutti i pazienti con patologie cardiovascolari sono soprattutto questi:

  1. restare in casa se non per motivi molto seri o di salute;
  2. continuare la terapia antipertensiva o le altre terapie prescritte dal medico e mantenere una dieta sana, ipocalorica e con poco sale;
  3. non andare dal medico e tenere monitorata la pressione arteriosa con i misuratori di pressione domiciliari, meglio se dotati della tecnologia per la rilevazione della Fibrillazione Atriale;
  4. se si è costretti a uscire occorre proteggersi adeguatamente con guanti, mascherina (possibilmente FFP2 o – se è disponibile – FFP3) e mantenendo il più possibile una distanza di sicurezza di 2 metri dalle altre persone. Lavarsi le mani sempre appena possibile;
  5. se si avvertono sintomi simil-influenzali chiamare il medico di famiglia o i numeri verdi regionali dedicati all’emergenza COVID-19.
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Ipertensione e sport: consigli pratici per chi è iperteso

8 consigli da seguire in caso di ipertensione, per fare sport e movimento nel modo corretto

L’ipertensione non costituisce, salvo casi particolari e molto rari, un’emergenza, per cui, una volta rilevati valori anomali, la prima cosa da fare è cambiare stile di vita. E se siete già riusciti a buttare il pacchetto di sigarette, il passo successivo sarà iniziare un’attività fisica. Di che tipo? Chiaramente meglio muoversi poco che niente, ma se intendiamo davvero imboccare la strada giusta, allora, sarebbe molto meglio affidarsi ad attività di resistenza piuttosto che ad una attività in palestra, dove solitamente si effettuano esercizi di tipo anaerobico, cioè di potenza. È invece opportuno cercare di diminuire le resistenze periferiche (con conseguente calo pressorio), e questo lo si ottiene con esercizi di tipo aerobico, come correre, camminare, andare in bicicletta, nuotare.

ipertensione e sport, corsa

Se proprio si preferisce stare al chiuso, l’ambiente della palestra può essere valido solo a patto di frequentare, come detto, l’area “aerobica”, dedicata al cardiofitness, quindi per capirci tutto il mondo che ruota, è il caso di dirlo, attorno a biciclette orizzontali, verticali, tappeti, vogatori e simulatori di sci di fondo. Grazie all’attività fisica si consumano calorie, si abbassano le resistenze periferiche, aumentano le fibre muscolari lente (S.T. = slow twich) e si innesca un circolo virtuoso che conduce, anche abbastanza rapidamente, a diminuire, di poco ma significativamente, i valori della pressione.

Sport: i consigli all’iperteso

  1. L’ipertensione è uno dei più importanti fattori di rischio per malattie cardiovascolari, pertanto, combattendo questa patologia, si riducono le possibilità di ammalarsi delle altre.
  2. Spesso la causa va ricercata nel rapporto diretto tra peso corporeo ed elevati valori pressori; letto all’inverso, però, questo è un dato confortante: è sufficiente difatti perdere il 10% del peso corporeo per ottenere, nel soggetto iperteso, un abbassamento di 10 mm/Hg della pressione arteriosa.
  3. Il calo ponderale, oltre che con una ridotta introduzione delle calorie, può essere ottenuto anche con un maggior dispendio, cioè con un aumento dell’attività fisica; il comportamento ideale è quello di abbinare un minor introito ad un aumento dei consumi. Così facendo il vantaggio non sarà doppio, ma esponenziale, perché con l’attività fisica si elimina un altro fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.
  4. Lo sport è certo una pratica sana ed utilissima, ma, nel caso specifico, devono essere privilegiate le attività aerobiche, cioè di resistenza, come la corsa, la camminata veloce, il ciclismo, il nuoto; vanno invece assolutamente evitate quelle di potenza, come il sollevamento pesi, e comunque tutte le discipline in cui il meccanismo lattacido è preponderante.
  5. Quanta attività fisica? “Il più possibile” sarebbe la risposta immediata, ma 3-4 volte la settimana costituisce la frequenza ottimale, anche per consentire all’apparato cardiovascolare di mettere in atto quegli adattamenti che potrebbero evitare il ricorso ai farmaci, e che in ogni caso agiscono in perfetta sincronia con essi.
  6. Attualmente è a disposizione del medico una vasta gamma di farmaci antipertensivi, però è importante partire dal presupposto che la terapia costituisce non il punto di partenza, ma il traguardo di un percorso che ha come tappe intermedie i meccanismi noti di calo ponderale, alimentazione corretta, attività fisica, ecc…
  7. Solo dopo che, trascorsi almeno 6 mesi, non si sono normalizzati i valori pressori, si inizia un percorso terapeutico includente anche i farmaci.
  8. Impariamo a misurare la pressione arteriosa da soli, senza il condizionamento psicologico esterno, nella tranquillità della propria abitazione, dopo almeno 10 minuti di riposo: saranno rilevati valori più corrispondenti alla realtà.
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Metodi di screening della Fibrillazione Atriale a confronto

Studi scientifici

Per mettere a confronto alcuni fra i metodi di screening della Fibrillazione Atriale attualmente disponibili, le Università di Oxford e di Birmingham, in collaborazione con l’NSH (National Health Service, Sistema Sanitario Inglese), hanno svolto uno studio randomizzato nel quale venivano paragonati 3 metodi:

  • la palpazione del polso,
  • l’ECG a una derivazione
  • il misuratore di pressione arteriosa Microlife AFIB.

I risultati dello studio hanno mostrato un’elevata sensibilità di tutte e tre le metodologie nella diagnosi della Fibrillazione Atriale nella popolazione anziana nello screening primario. I risultati migliori – in termini di specificità – sono stati ottenuti dal misuratore di pressione arteriosa con indicatore di Fibrillazione Atriale Microlife AFIB, confrontato con le altre metodiche analizzate nello studio. Il tasso di falsi positivi è stato del 10%, un valore accettabile per i controlli di routine.

L’accuratezza del misuratore di pressione arteriosa è stata migliore rispetto alla palpazione del polso arterioso.

Questi dati indicano che il misuratore di pressione arteriosa Microlife AFIB può essere impiegato efficacemente nello screening della Fibrillazione Atriale, sia domiciliare sia clinico.

Per quanto riguarda i sistemi di registrazione ECG a una derivazione (Omron e Merlin Wrist), si è osservata una specificità molto variabile, la quale differiva a seconda dello specialista cardiologo che interpretava il tracciato.

36 Kearley K, Selwood M, Van den Bruel A, Thompson M, Mant D, Hobbs FR, Fitzmaurice D, Heneghan C. Triage tests for identifying atrial fibrillation in primary care: a diagnostic accuracy study comparing single-lead ECG and modified BP monitors. BMJ Open. 2014 May 2;4(5):e004565.

Misuratori di pressione a confronto per lo screening della Fibrillazione Atriale

L’algoritmo brevettato Microlife AFIB si differenzia dall’algoritmo IHB (Irregular Heart Beat) per la rilevazione del battito irregolare, utilizzato nella maggioranza dei misuratori della pressione arteriosa in commercio, per la sua capacità di rilevare la Fibrillazione Atriale. L’algoritmo IHB segnala il battito irregolare in presenza di variazioni del ritmo delle pulsazioni superiori del 25% del ritmo cardiaco medio.

L’algoritmo Microlife AFIB invece scarta tutte le variazioni del ritmo al di sopra del 25% e analizza l’irregolarità media degli altri battiti. Se questa irregolarità supera il 5%, viene rilevata una possibile Fibrillazione Atriale e il logo AFIB visualizzato sul display.

Un recente studio pubblicato sull’American Journal of Cardiology ha comparato due sistemi di monitoraggio automatico Microlife AFIB e Omron M6 Comfort.

Nello studio sono stati arruolati 199 pazienti, senza device impiantati, con età superiore a 50 anni, 30 dei quali con storia di Fibrillazione Atriale documentata. I risultati dei due sistemi di monitoraggio si sono dimostrati sensibilmente differenti.

L’algoritmo IHB di Omron ha mostrato una sensibilità del 30% con una specificità del 97% mentre quello AFIB di Microlife ha mostrato una sensibilità del 100% con una specificità del 91%.

Gli autori concludono, pertanto, che i due sistemi analizzati hanno una specificità accettabile, ma che solo il sistema Microlife AFIB ha mostrato una sensibilità sufficientemente alta da essere proposto nella pratica clinica per lo screening dei pazienti a rischio di Fibrillazione Atriale.

Wiesel J, Arbesfeld B, Schechter D. Comparison of the microlife blood pressure monitor with the omron blood pressure monitor for detecting atrial fibrillation. Am J Cardiol 2014;114:1046-8.

La miglior efficacie della misurazione della pressione rispetto al polso nello screening della Fibrillazione Atriale

La tecnologia Microlife AFIB è stata testata per valutarne l’utilità in ambito epidemiologico e su un numero elevato di soggetti in differenti studi, condotti nell’ambito della medicina generale. In questi studi, la metodica si è dimostrata in grado di aumentare sensibilmente l’identificazione di nuovi casi di Fibrillazione Atriale.

In un primo studio condotto a Hull, nel Regno Unito, 15 medici di Medicina Generale hanno utilizzato 80 misuratori con la tecnologia Microlife AFIB per lo screening della Fibrillazione Atriale su un campione di 54.000 persone rappresentativo dei 288.000 residenti, identificando “in circa 6 mesi ” 71 nuovi casi di Fibrillazione Atriale, con un aumento del 44% di nuovi casi. La prevalenza della Fibrillazione Atriale era dello 0,4% negli ambulatori che non utilizzavano la tecnologia AFIB e dello 0,8% in quelli che la utilizzavano: +100%.

Anche in Italia, precisamente a Bologna, è stato effettuato uno studio analogo che ha coinvolto 30 medici di Medicina Generale. In questo studio, l’utilizzo del misuratore della pressione arteriosa con tecnologia Microlife AFIB in 12.294 ipertesi ha permesso di identificare, nell’arco di poco più di 4 mesi, 77 pazienti con Fibrillazione Atriale pari a un’incidenza dello 0,63%, rispetto a 45 casi (0,37%) nei 4 mesi precedenti in cui veniva utilizzato l’approccio tradizionale con la misurazione auscultatoria: +70%.9.

Infine, uno studio condotto a Erewash, nel Regno Unito, che ha sottoposto a screening 5.244 anziani di età 65 anni, ha permesso di diagnosticare 20 nuovi casi di FA, con un aumento del 20% della popolazione di pazienti affetti da FA.

L’efficacia dello screening della FA nel primary care: Microlife AFIB vs POLSO

31 NICE, National Institute for Health and Care Excellence. WatchBP Home A for opportunistically detecting atrial fibrillation during diagnosis and monitoring of hypertension. 2013. https://www.nice.org.uk/guidance/MTG13

39 Ermini, G., et al., Switching from traditional to automatic sphygmomanometer increase opportunistic detection of atrial fibrillation in hypertensive patients. BJMP, 20

L’efficacia del controllo dellaFibrilliazione Atriale domiciliare

Un recente studio ha valutato l’accuratezza e l’attuabilità del misuratore della pressione arteriosa Microlife AFIB, come strumento di screening domiciliare della Fibrillazione Atriale asintomatica, nei pazienti a rischio di ICTUS cardioembolico.

La tecnologia Microlife AFIB è stata confrontata con un monitoraggio elettrocardiografico (event recorder) della durata di un mese. Sono stati inclusi nello studio pazienti con età > 64 anni o con ipertensione, diabete, insufficienza cardiaca congestizia o precedente ICTUS. Su un totale di 160 soggetti arruolati, 139 sono stati inclusi nello studio, a 14 dei quali è stata rilevata la presenza di Fibrillazione Atriale. La tecnologia Microlife AFIB ha dimostrato una sensibilità del 99,2% e una specificità del 92,9% per la rilevazione di Fibrillazione Atriale. In conclusione, il sistema di rilevamento della Fibrillazione Atriale eseguito contestualmente alla misurazione della pressione arteriosa a domicilio è una metodica accurata e può essere utilizzata come screening domiciliare per rilevare la Fibrillazione Atriale e ridurre il rischio di ICTUS.

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Ipertensione: domande e risposte

Le domande più frequenti su pressione alta e Fibrillazione Atriale

Cos’è l’Ipertensione Arteriosa?

Quando durante la visita medica la pressione massima è uguale a, o supera, i 140 mmHg o la minima i 90 mmHg la pressione è alta e potrebbe essere Ipertensione Arteriosa. Le malattie causate dall’Ipertensione Arteriosa sono:

  • Infarto cardiaco
  • Scompenso cardiocircolatorio
  • Fibrillazione Atriale
  • ICTUS cerebrale
  • Insufficienza renale
  • Sfiancamento/rottura dell’aorta
  • Occlusione delle arterie degli arti inferiori.

Nella maggioranza dei pazienti la causa dell’innalzamento della pressione è sconosciuta (Ipertensione essenziale o primitiva), mentre sono noti alcuni fattori, oltre all’età, che aumentano le probabilità di essere Ipertesi o di diventarlo:

  • Uno o entrambi i genitori Ipertesi
  • Eccessivo consumo di sale
  • Sovrappeso od obesità
  • Sedentarietà
  • Uso di farmaci o sostanze che possono aumentare la pressione (pillola contraccettiva, farmaci antinfiammatori, cortisonici, vasocostrittori nasali, anfetamine, cocaina, etc.).

Più alta è la pressione, maggiore è il rischio di malattie cardiovascolari.

Perché controllare la Pressione Arteriosa?

La pressione è la forza esercitata dal sangue sulle pareti arteriose durante la circolazione. La pressione “MASSIMA” o sistolica corrisponde al momento della contrazione cardiaca. La pressione “MINIMA” o diastolica corrisponde al momento di riposo del cuore. Nel mondo gli Ipertesi sono circa 1 miliardo e mezzo mentre in Italia sono oltre 15 milioni. Ogni anno muoiono per Malattie Cardiovascolari dovute alla pressione alta: 280.000 persone in Italia / 8-8,5 milioni di persone nel mondo. Nella maggioranza dei casi l’Ipertensione arteriosa non dà disturbi e spesso i sintomi si presentano solo dopo molti anni, quando l’Ipertensione ha già provocato danni all’organismo. Solo la misurazione regolare della Pressione Arteriosa permette di diagnosticare l’Ipertensione e di verificare l’efficacia della terapia nella prevenzione delle complicanze cardiovascolari. In Italia solo 1 persona su 4 ha la pressione ben curata.

ipertensione arteriosa

Come misurare la Pressione Arteriosa?

L’Ipertensione Arteriosa è tra i maggiori fattori di rischio delle Malattie Cardiovascolari e dell’ICTUS: sono è asintomatica e non viene diagnosticata in tempo, esponendo il paziente ad inutili rischi, per questo va controllata con regolarità dal Medico, in Farmacia e a casa.

La misurazione della pressione deve seguire alcuni semplici passaggi:

  • Essere a riposo da almeno cinque minuti
  • Non bere caffè o fumare per almeno mezz’ora
  • Non indossare indumenti stretti alla vita e al braccio
  • Sedere comodamente, ben appoggiati allo schienale
  • Non incrociare in alcun modo le gambe o i piedi
  • Misurare la pressione sul braccio dove la pressione è più alta.
  • Se possibile effettuare, dal Medico o in Farmacia, la misurazione contemporanea della Pressione Arteriosa ad entrambe le braccia per determinare il proprio “braccio dominante”
  • Appoggiare il braccio sul tavolo, circa all’altezza del cuore
  • Avvolgere il bracciale in modo corretto intorno al braccio (vedere le istruzioni dell’apparecchio) facendo attenzione che questo sia della dimensione adeguata
  • Misurare una prima volta la pressione dopo essere stato seduto col braccio appoggiato al tavolo da almeno un minuto
  • Effettuare almeno una seconda misurazione con una pausa non inferiore ai 15 secondi tra una misurazione e l’altra
  • Se l’apparecchio non memorizza i risultati o viene utilizzato da più persone in famiglia registrarli subito su un foglio. Per avere dei dati attendibili bisogna fare le medie di più valori.
  • Fare le misurazioni al mattino e alla sera prima di assumere i farmaci per la pressione e prima di mangiare
  • Effettuare le misurazioni per sette giorni di seguito.

La misurazione della pressione arteriosa deve essere eseguita nell’ambito del controllo del Medico. In base ai valori medi dell’ultima serie di misurazioni il Medico indicherà quando eseguire il prossimo controllo. In caso di disturbi di vario tipo (debolezza, testa leggera, capogiri, ecc.) se si teme dipendano dalla pressione, effettuare la misurazione mentre è presente il disturbo e comunicare poi i valori al Medico.

Cosa fare per prevenire l’Ipertensione Arteriosa?

Con una vita sana e evitando comportamenti dannosi:

  • Alimentarsi correttamente
  • Fare attività fisica regolare come camminare a passo svelto o andare in bicicletta per almeno 30 minuti al giorno, per almeno 4 volte la settimana
  • Fare attenzione a non ingrassare; in caso di sovrappeso ridurre il peso con una dieta equilibrata e facendo attività fisica
  • Ridurre l’assunzione di sale evitando i cibi salati e l’uso di sale a tavola
  • Non fumare
  • Non abusare di alcol e droghe.

Come curare l’Ipertensione Arteriosa?

L’Ipertensione Arteriosa e le conseguenze ad essa correlate possono essere curate o tenute sotto controllo soprattutto se diagnosticate in tempo. L’aderenza alla terapia, ovvero l’assunzione continuativa e regolare del farmaco prescritto dal Medico, è un fattore fondamentale per il successo del trattamento. Non variare mai la cura, il farmaco, la posologia, la frequenza d’assunzione, ecc. al di fuori della prescrizione del Medico. Per maggiori informazioni in merito alle opzioni di trattamento chiedi al tuo Medico Curante.

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Donne over 50 e fibrillazione atriale

Attenzione allo stile di vita per prevenire Fibrillazione Atriale e ICTUS

Si stima che in Italia più di una donna su tre muoia a causa di una malattia cardiovascolare come infarto o ICTUS. In parte questa incidenza è legata alla menopausa: se è vero che durante la vita fertile gli ormoni femminili proteggono da aterosclerosi e quindi da rischio cardiovascolare, è vero anche che con la menopausa la carenza di estrogeni si fa sentire e per le donne over 50 aumenta il rischio di incorrere in patologie cardiovascolari.

La menopausa ha un’incidenza anche sulla regolazione della pressione arteriosa, che tende a salire e sul metabolismo, che cambia favorendo un aumento di peso.

Pressione alta, aterosclerosi e sovrappeso sono tutti fattori di rischio di infarto e ICTUS, così come la Fibrillazione Atriale. Si tratta però di fattori su cui si può agire con azioni di prevenzione: smettere di fumare, dimagrire se si è in sovrappeso, seguire un’alimentazione varia ed equilibrata e praticare regolare attività fisica sono buone norme che aiutano a prevenire l’insorgenza di patologie cardiovascolari.

In particolare, nelle donne in post-menopausa il movimento riduce l’incidenza della Fibrillazione Atriale. Lo conferma una ricerca statunitense pubblicata sul Journal of American Heart Association.

In un campione di donne tra i 50 e i 79 anni di età, quelle più attive risultavano avere una riduzione del rischio di Fibrillazione Atriale del 10% rispetto alle sedentarie.

Secondo gli specialisti, è necessaria un’attività paragonabile a 30 minuti di cammino di buon passo per sei giorni alla settimana oppure un’ora di bicicletta due volte la settimana.  La ricerca ha anche dimostrato che il movimento ha un’influenza positiva sulla riduzione dell’obesità femminile. Risulta essenziale curare al tempo stesso l’alimentazione: seguire una dieta povera di sodio, ricca di magnesio e omega-3 e limitare il consumo di grassi.  

In caso di necessità ci sono poi terapie mediche appropriate da seguire ed esiste anche la possibilità di sottoporsi a terapie ormonali sostitutive. In questi casi è fondamentale affidarsi a medici e specialisti, che valuteranno il rischio cardiovascolare della donna e proporranno le eventuali cure.