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La prevenzione per vivere a cuor leggero

In ogni fase della vita è importante fare prevenzione per non incorrere in brutte sorprese. Nessuno, infatti, vorrebbe mai sentir parlare di problemi cardiovascolari improvvisi, tanto meno quando si è giovani.

I fattori di rischio per il cuore si possono classificare in fattori genetici non modificabili (genere o familiarità) e fattori modificabili come l’inquinamento ambientale, l’ipertensione, il diabete, il fumo, alcol e l’obesità.
Le buone abitudini come avere una sana alimentazione, non fumare e fare attività fisica sono un ottimo presupposto per vivere in salute. È bene però sapere che effettuare controlli regolari non solo dopo gli ‘’anta’’, è fondamentale per ridurre potenziali rischi.

Ci sono dei controlli per proteggere e mantenere in salute il cuore che possono essere fatti già dai 30 anni come monitorare i valori della pressione arteriosa e effettuare regolarmente le analisi del sangue.

Infatti, soprattutto nel genere maschile (più esposto alle malattie cardiovascolari) è consigliato effettuare degli esami approfonditi per monitorare quei valori che col passare del tempo possono rappresentare un fattore di rischio.

Questo tipo di rischio sembra risparmiare le donne nell’età fertile grazie all’azione protettiva degli ormoni.

Nel corso del tempo si è scoperto che le donne presentano malattie cardiovascolari con un ritardo di almeno 10 anni rispetto agli uomini in quanto, il sistema cardiovascolare delle donne durante l’età fertile è protetto dagli estrogeni che fungono da scudo e regolano in senso favorevole l’assetto metabolico.

Dai 50 ai 55 anni però questa ‘’protezione’’ si annulla e le possibilità diventano pari a quelli degli uomini con la conseguente necessità di fare prevenzione. La menopausa rappresenta una fase di profondo cambiamento perché, con la caduta dei livelli di estrogeni, il metabolismo si modifica, favorendo un aumento della pressione arteriosa e del peso corporeo.

I controlli possono essere effettuati dal medico di famiglia o in farmacia.

A cosa fare attenzione?

Ci sono dei valori che necessitano di essere maggiormente monitorati perché indicatori di potenziali nemici della salute del cuore come il colesterolo, HDL e LDL(quello cattivo), trigliceridi e glicemia.

È utile effettuare anche una diagnosi del diabete, ad esempio attraverso l’emoglobina glicata, da eseguire con maggiore frequenza dai quarant’anni in poi.

Sulla soglia dei cinquant’anni invece, anche in assenza di sintomi, è bene effettuare un elettrocardiogramma e sottoporsi a una visita cardiologica in quanto aiutano a individuare potenziali disturbi delle valvole cardiache e, qualora necessario, permettono di effettuare ulteriori accertamenti.

Altro elemento da considerare è la familiarità con potenziali disturbi o malattie, se riscontrati in genitori o fratelli.

Come proteggere il cuore

Ci sono dei segnali che possono presentarsi sottoforma di malesseri passeggeri (ad esempio nausea e formicolii), a volte difficili da decifrare e a cui spesso non si dà importanza ma che devono metterci in guardia, e in cui è prioritario rivolgersi al medico.

Al giorno d’oggi la medicina ha raggiunto dei traguardi incredibili permettendo di prevenire e riconoscere potenziali segnali che potrebbero generare disturbi o evolversi in patologie:

  • effettuando l’elettrocardiogramma e l’analisi del sangue è possibile riconoscere immediatamente la presenza dell’aterosclerosi che consiste nell’irrigidimento e infiammazione delle arterie a causa di placche nelle pareti;
  • la TAC per misurare il calcio nelle coronarie o l’ecodoppler delle carotidi è un esame molto affidabile per stabilire il rischio cardiovascolare e utile per indirizzare un paziente verso una terapia farmacologica specifica.

Questi sono solo alcuni esempi di come è possibile monitorare e intervenire tempestivamente per prevenire o curare potenziali patologie nascoste, prima che si palesino irreversibilmente.
Studi medici tra cui quelli effettuati dalla S.I.P.R.E.C. (Società Italiana Per la Prevenzione Cardiovascolare) dimostrano che quasi la metà dei casi accertati potrebbero essere evitati grazie a controlli mirati dei parametri più importanti come la pressione arteriosa e la glicemia, soprattutto nei soggetti a rischio. Leggi lo studio
La prevenzione assume dunque un ruolo fondamentale permettendo di individuare il problema e adottare la giusta terapia.
Sottoporsi regolarmente a controlli consente di evitare di ricorrere a soluzioni drastiche e, se effettuati a partire dai 30 anni, permettono di adottare le corrette abitudini contribuendo a migliorare la qualità della vita dell’individuo.

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L’elettroporazione per trattare la fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è uno dei disturbi più frequenti del ritmo cardiaco, responsabile del 20% degli ictus ischemici, esponendo chi ne è affetto a un rischio ictus da 3 a 5 volte superiore rispetto alle persone con ritmo cardiaco regolare.
Generalmente, in presenza di fibrillazione atriale, i primi trattamenti per controllarla sono di tipo farmacologico e, qualora la terapia antiaritmica si dimostri inefficace, è necessario ricorrere all’ablazione cardiaca.

Questa tecnica viene eseguita per via transcatetere, introducendo un tubo sottile e flessibile nei vasi sanguigni, finalizzata a rendere “inoffensivo” il tessuto che causa il battito anomalo.

Le procedure di ablazione cardiaca fino ad oggi utilizzate sono di tipo termico e generano una lesione attraverso il riscaldamento o il raffreddamento del muscolo cardiaco.

Con questa soluzione però si va ad agire indiscriminatamente su tutti i tipi di tessuto, anche quello che non necessita di trattamento e, nonostante l’evoluzione e i notevoli miglioramenti delle tecniche nel tempo, può provocare danni collaterali ai tessuti vicini alla zona bersaglio.

Per risolvere questa problematica è stato brevettato e applicato un nuovo sistema di ablazione definito a “campo pulsato” o “elettroporazione”.

È basato appunto su campi elettrici pulsati che agiscono esclusivamente sulle cellule bersaglio (cardiomiociti) non causando effetti termici sui tessuti vicini.

Da cosa è data la sua efficacia?

A differenza dell’ablazione tradizionale, l’elettroporazione prevede l’applicazione di un’energia fino a 1500-2000 volt ma per un periodo di tempo brevissimo, si tratta di microsecondi.

La durata dell’applicazione di energia è così ridotta che il tessuto circostante la zona bersaglio non ha il tempo di scaldarsi e di essere danneggiato.

I risultati sono paragonabili a quelli ottenuti mediante ablazione termica in termini di efficacia ma con meno complicanze e tempi procedurali ridotti, costituendo una vera e propria rivoluzione.

L’esecuzione dell’elettroporazione, infatti, avviene in circa 30-40 minuti e i pazienti vengono dimessi in 48 ore.
Leggi la notizia completa, clicca qui.

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Ictus: quanto è prezioso il tempismo?

L’ictus o stroke è un disturbo neurologico che si verifica quando avviene la rottura (emorragia cerebrale) o l’ostruzione (ischemia) di un’arteria che impedisce l’afflusso del sangue al cervello.
In entrambi i casi si presentano sintomi improvvisi.

Appena si ha un sospetto di ictus, occorre evitare il ‘’fai da te’’ e chiamare subito i soccorsi per un rapido trasporto in ospedale.

La tempestività fa la differenza perché si tratta di una patologia tempo-dipendente: prima si interviene, più cellule si possono salvare, consentendo una migliore ripresa.

F.A.S.T. è l’acronimo appositamente pensato per riconoscere immediatamente i quattro principali sintomi di ‘ictus in corso’ che possono aiutare a guadagnare tempo:

  • F. = Face. Si avverte un intorpidimento improvviso o debolezza del viso e solitamente provoca una smorfia anomala.
  • A. = Arms. Difficoltà o totale impossibilità nel muovere braccia e gambe
  • S.= Speak. Difficoltà nel parlare o nel comprendere il linguaggio.
  • T.=Time. Non esitare, chiama immediatamente i soccorsi.

Il tempo viene classificato in:

  • Tempo di reazione: ridottissimo perché i sintomi compaiono all’improvviso e senza dolore. Riconoscere i segni di un ictus e chiamare immediatamente il numero di emergenza è fondamentale per l’inizio di un trattamento efficace; il ritardo può compromettere irreversibilmente la salute del paziente.
  • Tempo di soccorso: più è breve più aumentano le possibilità di uscirne indenni e senza potenziali danni permanenti. Gli esperti sottolineano l’importanza di intervenire entro la cosiddetta “finestra terapeutica” generalmente è di poche ore dall’insorgenza dei sintomi, nella quale le terapie possono ancora essere efficaci per limitare i danni cerebrali.

L’importanza della prevenzione

In Italia si contano 180mila casi di ictus all’anno, costituendo la prima causa di disabilità negli adulti.
I fattori di rischio per l’ictus si dividono in fattori genetici non modificabili (genere o familiarità) e fattori modificabili come l’inquinamento ambientale, l’ipertensione, il diabete, il fumo, alcol e l’obesità.

Studi medici dimostrano che quasi la metà dei casi accertati potrebbero essere evitati grazie a uno stile di vita più salutare e a controlli mirati dei parametri più importanti come la pressione arteriosa, la fibrillazione atriale e la glicemia, soprattutto nei soggetti a rischio.

La prevenzione assume dunque un ruolo fondamentale.

Sono stati individuati alcuni importanti comportamenti che possono essere adottati nella vita di tutti i giorni per ridurre un potenziale rischio di ICTUS:

  • Smettere di fumare riduce con effetto quasi immediati il rischio di incorrere in un ICTUS. Infatti dopo soli 5 anni da quando si è smesso di fumare, il rischio si riduce al pari di quello di un non fumatore.
  • Seguire una dieta equilibrata ha un grandissimo impatto sulla salute e sul benessere, contribuendo a tenere sotto controllo patologie come diabete, colesterolo alto, ipertensione e sovrappeso.
  • Fare attività fisica regolarmente consente di controllare il peso, abbassare la pressione, ridurre il colesterolo cattivo a favore di quello buono, diminuire i grassi nel sangue e rafforzare i vasi sanguigni

Un ulteriore supporto è dato dalla medicina preventiva che, attraverso test genetici e screening accessibili anche in farmacia, aiuta a determinare il profilo di rischio di ogni persona e a personalizzare la strategia terapeutica. Per far sì che possa essere efficace è necessario:

  • Effettuare con regolarità controlli medici dedicati alla prevenzione cardiovascolare, soprattutto pressione arteriosa, glicemia, colesterolo
  • Seguire scrupolosamente le raccomandazioni del proprio medico soprattutto se si è affetti da fibrillazione atriale

Conclusioni

In conclusione, la tempestività dell’intervento è fondamentale nel trattamento dell’ictus. Reagire tempestivamente riconoscendo i sintomi può fare la differenza per limitare i potenziali danni invalidanti che ne conseguono.

Anche la prevenzione gioca un ruolo determinante ed è necessario, soprattutto per i soggetti a rischio, adottare abitudini che permettano di condurre uno stile di vita sano e consapevole che, affiancato dalla medicina predittiva, contribuisce notevolmente a ridurre i rischi di ictus.

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Aritmie: differenza tra tachicardia e bradicardia

Il cuore è un muscolo che batte in media circa 60-100 volte al minuto e pompa il sangue grazie a degli impulsi elettrici.

In caso di alterazioni del normale ritmo di contrazione (battiti cardiaci al minuto e propagazione dell’impulso) può verificarsi un’anomalia chiamata aritmia.

I sintomi sono legati alla variazione della velocità del battito cardiaco e possono manifestarsi con la sensazione di avere il cuore in gola, uno sfarfallio a livello del torace, il rallentamento del battito, un intenso senso di stanchezza, dispnea e sudorazione.

Le aritmie vengono diagnosticate prevalentemente nelle persone anziane, possono però colpire chiunque a qualsiasi età.

Non sono tutte pericolose, spesso infatti sono innocue e passeggere, legate al contesto o alle attività che si stanno svolgendo: è normale avere un battito rallentato mentre si dorme o sì è a riposo e un battito accelerato durante l’attività fisica.
Se questi episodi di variazione di velocità però si verificano con una certa frequenza, possono influire sulla capacità del cuore di pompare sangue e ossigeno negli altri organi, causando danni anche potenzialmente gravi o fatali.

Tipologie e diagnosi

Le aritmie vengono suddivise in base alla regolarità, alla frequenza cardiaca e alla parte del cuore interessata (atri o ventricoli), in:

  • tachicardia: frequenza cardiaca accelerata che supera i 100 battiti al minuto;
  • bradicardia: frequenza cardiaca rallentata inferiore ai 60 battiti al minuto;
  • fibrillazione atriale: frequenza cardiaca irregolare e più veloce del normale;
  • fibrillazione ventricolare: ritmo rapido e disorganizzato dei battiti cardiaci.

A causa della forma asintomatica di alcune aritmie per poter effettuare una diagnosi puntale su tipologia, gravità e fattori scatenanti è necessario conoscere la storia clinica del paziente e qualsiasi sintomo di disturbo cardiaco in modo da sottoporlo a esami approfonditi quali:

  • L’elettrocardiogramma (ECG o EKG) è uno strumento fondamentale per poter effettuare la diagnosi delle aritmie. Effettua una registrazione delle onde elettriche generate dal cuore, consentendo di valutare il ritmo cardiaco e l’eventuale presenza di aritmie.
  • L’Holter è una soluzione affidabile per rilevare aritmie occasionali, in quanto un ECG a breve termine potrebbe non rilevarle. L’holter registra l’attività elettrica cardiaca del paziente per 24/48 ore consentendo di catturare aritmie meno frequenti.
  • L’Event Recorder è necessario per effettuare un monitoraggio per un periodo di tempo prolungato rispetto alle 48h garantite dall’Holter. È un dispositivo registratore portatile che il paziente attiva quando avverte dei sintomi, aiutandolo così a raccogliere episodi di aritmia.
  • Infine l’ecocardiogramma (Eco), un’ecografia del cuore in grado di fornire immagini dettagliate e di rilevare anomalie strutturali o funzionali che possono causare aritmie.

Cosa si intende per aritmia tachicardica e bradicardica?

La tachicardia

La tachicardia o aritmia tachicardica è un disturbo abbastanza comune, non sempre patologico, che si verifica quando viene rilevato un battito cardiaco accelerato superiore ai 100btm.

Il battito veloce mette sotto-sforzo il cuore che, come tutti i muscoli durante l’attività, necessità di una quantità di sangue, ossigeno e nutrienti maggiore.

Per questo motivo la tachicardia può causare sintomi come palpitazioni, mancanza di respiro, vertigini, stanchezza e svenimento o, come in alcuni casi, essere completamente asintomatica e venire diagnosticata durante esami di routine.

Rientrano nella definizione di tachicardia:

  • Fibrillazione atriale: caratterizzata da un ritmo cardiaco irregolare e spesso molto rapido, può portare alla formazione di coaguli di sangue nel cuore, aumentando il rischio di ictus, insufficienza cardiaca e altre complicanze cardiache;
  • Flutter atriale: simile alla fibrillazione atriale, è caratterizzato però da battiti cardiaci meno irregolari. Anche questo può aumentare il rischio di ictus;
  • Tachicardia sopra ventricolare: iniziano sopra i ventricoli provocando episodi di battito cardiaco accelerato;
  • Fibrillazione ventricolare: le camere cardiache inferiori si contraggono in modo molto rapido e disordinato e di conseguenza, il cuore non pompa sangue al resto del corpo.
  • Tachicardia ventricolare: inizia con segnali elettrici difettosi nei ventricoli che non riescono a riempirsi adeguatamente di sangue e di conseguenza il cuore non può pompare abbastanza sangue nel corpo.

Le cure per la tachicardia variano a seconda del paziente e della gravità delle condizioni. Alcune forme non richiedono trattamenti, in altre è sufficiente eseguire delle manipolazioni per abbassare la frequenza cardiaca oppure può essere necessario intervenire farmacologicamente tramite betabloccanti e calcio antagonisti o sottoporsi ad interventi di ablazione cardiaca.

Ovviamente è fondamentale seguire una terapia ad hoc prevista dal cardiologo.

Bradicardia

A differenza della tachicardia, con il termine bradicardia o aritmia bradicardica si indica una condizione caratterizzata da una frequenza cardiaca inferiore a 60 battiti al minuto.

Si tratta di una frequenza normale in condizioni di riposo che può invece essere pericolosa se registrata quando si è in attività, in quanto il cuore non riuscirebbe a pompare sangue a sufficienza, rischiando di provocare una sincope.

La causa scatenante della bradicardia è da individuare in un malfunzionamento dell’invio degli impulsi elettrici al cuore.

In condizioni normali gli episodi di bradicardia non presentano alcun sintomo e nella maggior parte dei casi non vengono notati. Le terapie prescritte riguardano prevalentemente correzioni allo stile di vita del soggetto come seguire un’alimentazione varia e bilanciata con scarso consumo di grassi saturi e colesterolo, povera di sale e di zuccheri ma ricca di frutta, verdura, cereali, legumi e pesce.

Se invece gli episodi diventano persistenti è possibile avvertire sintomi come affaticamento, vertigini, confusione, svenimento o dolore al petto e potrebbero dare luogo a insufficienza o arresto cardiaco e addirittura portare a morte improvvisa.
In queste situazioni, per prevenire l’ulteriore peggioramento della sintomatologia, il medico può raccomandare l’uso di farmaci o nei casi più gravi procedere con l’impianto di un pacemaker.

Conclusioni

Le aritmie sono un’alterazione del normale ritmo di contrazione del cuore e rappresentano il disturbo cardiaco più diffuso.

Non tutte sono pericolose, spesso sono innocue e passeggere, legate al contesto o alle attività che si stanno svolgendo.

La cura delle aritmie cardiache varia a seconda della loro natura e origine, può comprendere il semplice adeguamento dello stile di vita del paziente fino alla necessità di impiantare un pacemaker.

È sempre necessario consultare il medico per effettuare una corretta diagnosi e individuare il trattamento più adeguato.

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Fibrillazione Atriale: domande frequenti e risposte corrette

  • È possibile fare prevenzione dell’Ictus?

Si. Infatti, due ictus su tre potrebbero essere evitati adottando uno stile di vita adeguato e monitorando alcuni importanti fattori di rischio come la pressione arteriosa, la fibrillazione atriale, il diabete o l’ipercolesterolemia.
I soggetti potenzialmente a rischio elevato possono prevenire l’ictus grazie a trattamenti specifici.

  • La Fibrillazione Atriale è una patologia grave?

Non è una patologia grave ma è importantissima la prevenzione e il monitoraggio costante.
Infatti, gli individui affetti da Fibrillazione Atriale hanno una percentuale di rischio ictus da tre a cinque volte superiore rispetto a pazienti che non ne soffrono.

  • È vero che la Fibrillazione Atriale riguarda poche persone?

Falso. Gli individui che hanno superato i 40 anni di età hanno un rischio di Fibrillazione Atriale del 25% ovvero di 1 persona su 4.
In Italia sono oltre 1.000.000 le persone alle quali è stata diagnosticata la Fibrillazione Atriale.
Considerando anche i casi non diagnosticati questo numero sarebbe probabilmente raddoppiato!

  • Chi ha la Fibrillazione Atriale potrebbe non saperlo?

Si. I sintomi più comuni della Fibrillazione Atriale sono le palpitazioni, la difficoltà nel respirare sotto sforzo (dispnea), il facile affaticamento (astenia), i forti giramenti di testa, lo svenimento (sincope) o una sensazione di costrizione retrosternale (angina pectoris).
Oltre il 90% degli episodi di Fibrillazione Atriale sono però asintomatici e molte persone affette non presentano sintomi specialmente quando la frequenza cardiaca non è eccessivamente alta.

  • La Fibrillazione Atriale asintomatica è pericolosa?

Si. La Fibrillazione Atriale asintomatica è particolarmente pericolosa perché chi ne soffre non viene è inconsapevole e, senza cure né monitoraggio, aumentando notevolmente il rischio di ictus.

  • Una persona con Fibrillazione Atriale Asintomatica potrebbe avere un ictus?

Purtroppo si. Oltre il 10% degli ictus è causato da Fibrillazione Atriale asintomatica, più della metà di quelli provocati da fibrillazione rilevata. In questi casi la presenza di fibrillazione viene scoperta solo dopo l’ictus.

  • I pazienti a rischio Fibrillazione Atriale sono gli stessi che si misurano la pressione?

Sì e no. Chiunque può essere affetto da fibrillazione atriale, anche in maniera asintomatica e quindi inconsapevole. Per questo motivo lo screening della fibrillazione dovrebbe essere raccomandato a tutti. Gli individui a cui è raccomandata l’auto-misurazione domiciliare della pressione arteriosa sono solitamente soggetti già a rischio.
Le caratteristiche associate ad un elevato rischio di fibrillazione sono:

  • Età superiore ai 65 anni
  • Ipertensione
  • Obesità
  • Diabete
  • Problemi cardiaci
  • Disfunzione tiroidea
  • Apnee notturne
  • Broncopatie croniche ostruttive
  • Insufficienza renale
  • Abuso di bevande alcoliche e droghe
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In vacanza con i disturbi cardiovascolari

Le vacanze sono fondamentali per allentare lo stress della vita quotidiana e consentire all’organismo di alternare movimento fisico e riposo.

Che sia mare o montagna, il cuore è sensibile sia alle variazioni climatiche che alle altitudini, e, in base alla meta, le criticità possono cambiare.

Alte temperature, passeggiate e rischio disidratazione possono infatti mettere a dura prova la salute del cuore, soprattutto per coloro che soffrono di ipertensione, scompenso o sono cardiopatici.

È necessario dunque conoscere le regole per mantenerlo in forma anche d’estate, e, grazie a semplici accortezze e alle indicazioni del medico curante, è possibile godere delle ferie estive senza mettere a rischio la salute.

La premessa necessaria è che non tutte le persone e non tutte le cardiopatie sono uguali e gli accorgimenti devono essere adottati anche in base alla gravità della malattia.

Cardiopatici: mare o montagna?

I pazienti cardiopatici possono programmare le proprie vacanze sia al mare che in montagna:

In montagna è consigliabile non soggiornare e svolgere attività oltre i 1000 metri di altitudine, adattarsi in maniera graduale ai dislivelli fermandosi spesso durante le camminate, evitare attività fisiche impegnative e di uscire nelle ore più calde della giornata.

Al mare invece è necessario stare particolarmente attenti alla disidratazione. È necessario un consulto medico per definire la giusta quantità di liquidi da integrare per evitare scompensi. È consigliato di evitare l’esposizione prolungata alle alte temperature e di non cimentarsi in attività e sport particolarmente impegnativi o estremi.

Pazienti ipertesi

Nei pazienti ipertesi, in trattamento farmacologico, è importante modulare il dosaggio dei farmaci durante i mesi estivi.

Al mare si potrebbe incorrere in episodi di cali di pressione a causa delle alte temperature sommate ai farmaci assunti e alla disidratazione dovuta al caldo.

In montagna invece, la pressione potrebbe tendenzialmente alzarsi per effetto delle temperature più basse.

È opportuno consultare il proprio medico per adattare la terapia antipertensiva.

Pazienti ipotesi

Le persone con tendenza alla pressione bassa devono stare ancora più attente a non esporsi al caldo perché questo può accentuare ulteriormente la loro predisposizione alle crisi ipotensive.

Sebbene lo scompenso cardiaco possa peggiorare in qualunque momento dell’anno, le alte temperature e il conseguente rischio di disidratazione potrebbero influire ulteriormente.

Chi soffre spesso di pressione bassa di solito assume farmaci per regolare il volume dei liquidi circolanti e la dilatazione dei vasi sanguigni, al fine di agevolare il lavoro del cuore.

Nei pazienti con scompenso è consigliato non uscire nelle ore più calde della giornata, evitare di compiere sforzi fisici sotto il sole ed evitare variazioni troppo brusche della quantità di liquidi introdotti.

Sono da non sottovalutare anche i segnali del nostro corpo come gonfiore alle gambe o affaticamento del respiro. In presenza di questi sintomi è bene consultare il medico.

La prevenzione per la stagione estiva

Per prepararsi per le vacanze estive e poter prevenire e gestire al meglio la propria condizione medica, è opportuno effettuare delle verifiche preventive quali:

  • Visita cardiologica: viene valutato lo stato di salute del cuore e si possono evincere eventuali problemi o malattie del sistema cardiocircolatorio;
  • Elettrocardiogramma (ECG): utilizzato per individuare la presenza di possibili patologie cardiache;
  • Ecocardiogramma: viene utilizzato per mostrare alterazioni nell’anatomia cardiaca e nel funzionamento del cuore;
  • Test da sforzo: utilizzato per valutare il comportamento del cuore durante lo sforzo fisico.

Durante il periodo di caldo intenso aumenta la sudorazione, il corpo disperde sali e liquidi, la pressione si abbassa, il cuore batte più rapidamente e il respiro può diventare affannoso.

Anche per questo motivo chi soffre di disturbi cardiovascolari può essere colpito da qualche fastidio in più durante i mesi estivi e queste verifiche di ruotine aiutano a partire per le vacanze in maniera più serena e consapevole.

È sempre opportuno consultare il proprio medico per una valutazione e un trattamento adeguato in base alle proprie esigenze e necessità.

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Come misurare la pressione arteriosa

La posizione per misurare la pressione arteriosa è la chiave per ottenere una lettura accurata per un ulteriore diagnosi o trattamento.

Cosa Fare?

Evitare di fumare, bere bevande che contengono caffeina, alcool, mangiare e fare allenamento o esercizi 30 min prima di eseguire la misurazione.

Svuotare la vescica e restare in una stanza tranquilla e confortevole per 5 minuti.

Rimuovere gli indumenti ingombranti e spessi.

Misurare la circonferenza del braccio per assicurarsi che il bracciale sia della dimensione corretta.

Stare seduti in pozione eretta, non incrociare le gambe e tenere i piedi appoggiati a terra con il braccio e la schiena  completamente appoggiati.

Posizionare il bracciale sulla parte superiore del braccio, al di sopra del gomito, circa 2 dita o 2-3 centimetri.

Applicare il bracciale in modo corretto assicurandosi di poter inserire due dita all’interno del bracciale.

Il bracciale deve trovarsi all’altezza del cuore con il simbolo dell’arteria allineato all’arteria brachiale.

Come effettuare la misurazione?

  1. Iniziare la misurazione
  2. Il bracciale si gonfia e si sgonfia automaticamente
  3. Astenersi dal parlare e non muoversi durante e tra 1 misurazione e l’altra
  4. Quando la misurazione è terminata i valori della pressione arteriosa vengono visualizzati sullo schermo.
  5. Effettuare 2/3 misurazioni con intervalli di riposo e utilizzare la media di queste misurazioni consecutive.
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Monitorare la pressione cardiaca tramite la misurazione del polso

La fibrillazione atriale è un’aritmia cardiaca che colpisce 10 persone su 100 dopo gli 80 anni e può manifestarsi provocando mancanza di respiro, stanchezza profonda, senso di vertigine e fastidio al petto. Spesso però non presenta sintomi evidenti.

La grande maggioranza di chi ne soffre non sa riconoscerla in tempo. Se individuata precocemente è possibile curarla, , evitando possibili gravi conseguenze come l’ictus cerebrale.
Il “polso arterioso” è il termine usato per descrivere la frequenza, il ritmo e la forza del battito cardiaco rilevabile in zone centrali o periferiche del corpo umano.

I metodi più utilizzati per la rilevazione del polso sono due:

  • Palpatorio: viene utilizzato per rilevare i polsi periferici, palpando con tre dita (indice, medio e anulare) e esercitando una moderata pressione sulla sede di rilevazione dove la pulsazione risulta più forte.
  • Auscultatorio: rappresenta la modalità per la rilevazione del polso apicale e si avvale dell’utilizzo del fonendoscopio. Il polso apicale viene auscultato ponendo il diaframma del fonendoscopio sopra l’apice del cuore ed esercitando una lieve pressione.

Tramite la pulsazione è possibile monitorare l’attività del cuore (battito), il numero di battiti del cuore al minuto (frequenza cardiaca) e la regolarità o irregolarità del battito cardiaco (ritmo cardiaco). Il ritmo della pulsazione normalmente varia da 60 a 100 battiti al minuto e viene influenzato in maniera fisiologica dalle attività che stiamo svolgendo e da eventuali stati emotivi, febbrili ecc.

Monitoraggio tramite il tuo polso

Di seguito i passaggi per effettuare il corretto monitoraggio della pressione arteriosa sul proprio polso:

  1. Porre la mano su un piano con il palmo rivolto verso l’alto e stendere il braccio mantenendo il gomito leggermente piegato.
  2. Con l’altra mano, porre le dita (indice, medio e anulare) sul polso, alla base del pollice.
  3. Tenere premuto costantemente le dita sul polso in modo da poter “sentire” il ritmo e di misurare la sua frequenza al minuto.
  4. Contare le pulsazioni per 30 secondi e moltiplicarle per 2 per ottenere la frequenza cardiaca in battiti per minuto. Se il ritmo cardiaco è irregolare, è necessario contare i battiti per 1 minuto intero e non moltiplicare.

È consigliato accertare la frequenza cardiaca tramite l’esame del polso durante la fase di riposo. È sufficiente effettuare il monitoraggio al risveglio o prima di andare a letto per notare la presenza di un’eventuale aritmia cardiaca.

È importante sottolineare che, se si dovesse riscontrare ripetutamente un ritmo del battito non regolare, va comunicato immediatamente al medico. Il monitoraggio infatti si effettua a scopo preventivo, per anticipare potenziali problemi futuri.

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GIORNATA MONDIALE CONTRO L’IPERTENSIONE

Il 17 maggio 2023 sarà la Giornata Mondiale contro l’Ipertensione, un momento importante promosso ogni anno dalla World Hypertension League, per comunicare in tutto il mondo l’importanza del controllo della Pressione Arteriosa. Soprattutto in questa giornata, Farmacie, sanitarie, medici, operatori sanitari cooperano in tutto il mondo con l’obiettivo di informare sulla prevenzione all’Ipertensione, la sua individuazione e il suo trattamento.

L’Ipertensione è una condizione caratterizzata da un aumento dei valori pressori costantemente e ripetutamente maggiori di 140/90mmHg. L’Ipertensione è un fattore di rischio ICTUS molto diffusa nella popolazione, non solo anziana. I dati del Ministero della Salute parlano del 31% di italiani ipertesi e del 17% in una condizione “borderline”, ovvero in una condizione a rischio.

Può succedere che non ci si accorga di essere ipertesi per un lungo periodo e spesso l’Ipertensione Arteriosa è rilevata in modo casuale.

Se l’Ipertensione rimane non trattata per anni, si producono danni cardiaci e vascolari, ad esempio ICTUS cerebrale emorragico, insufficienza cardiaca, infarto cardiaco, retinopatia e insufficienza renale. Le conseguenze dell’Ipertensione Arteriosa possono essere prevenute con uno stile di vita corretto.

COME POSSIAMO PREVENIRE IL RISCHIO DI IPERTENSIONE? LINEE GUIDA

  1. Misurare la Pressione Arteriosa per riconoscere precocemente un suo aumento è il primo semplice passo per una corretta prevenzione. Controllare la pressione in modo regolare è facile e alla portata di tutti! Basta dotarsi di un misuratore di pressione con un alto grado di precisione, perché l’attendibilità e la precisione dei valori pressori è importante. In commercio esistono svariate tipologie di misuratori ma pochi rispettano rigidi protocolli di precisione e sensibilità e/o sono adatti a pazienti difficili come diabetici, anziani, dializzati, donne in gravidanza e con preeclampsia.
    Anche le farmacie offrono il servizio di misurazione della pressione e possono aiutare nel monitoraggio continuo e regolare. Sapevi che durante la Giornata Mondiale dell’Ipertensione potrai recarti presso la tua farmacia di riferimento e richiedere il monitoraggio gratuito della Pressione Arteriosa e della Fibrillazione Atriale con un misuratore Microlife, validato secondo i protocolli ISO e BIHS?
  2. 30 minuti di attività fisica al giorno come camminare, nuotare, andare in bicicletta, possono ridurre da soli la Pressione Arteriosa. L’attività fisica regolare aiuta a rendere le arterie più elastiche, meno esposte all’indurimento e alla formazione di trombi e agisce inoltre positivamente a livello psicologico, sconfiggendo l’ansia e lo stress. Per contrastare il rischio di problemi cardiovascolari acuti è necessario che il programma di attività fisica venga stabilito da un medico e che sia graduale sia per l’intensità che per i tempi di attuazione. Chi soffre di pressione alta dovrebbe praticare esercizi ad elevata componente aerobica come la marcia, il ciclismo, il jogging, ecc ma non attività di potenza.
    Una qualsiasi attività che permetta di fare un po’ di movimento, anche se solo per pochi minuti al giorno come prendere i mezzi pubblici per andare al lavoro scendendo una fermata prima della destinazione, fare le scale e non prendere l’ascensore, utilizzare la bicicletta quando è possibile, curare il giardino o l’orto, è meglio della più completa inattività fisica. Un’attività fisica regolare e di buona intensità è in grado di ridurre i valori pressori fino a 6 – 7 mmHg.
  • Mangiare in modo sano ed equilibrato assumendo grassi (saturi di origine animale: burro, formaggi e carni rosse) in quantità contenuta, ma non eliminandoli completamente dalla dieta. I cibi poveri di grassi comprendono quelli ricchi di amidi e fibre, che contengono generalmente anche vitamine e minerali. Per questo cercare di mantenere l’apporto di proteine, preferibilmente di origine vegetale (legumi come fagioli, lenticchie, ceci, fave, piselli, ecc..) rispetto a quelle di origine animale. Privilegiare il pesce almeno due volte alla settimana ed evitare di utilizzare sale ove possibile o evitare alimenti preconfezionati, in salamoia che hanno un altissimo contenuto di sale. Il sale incide in modo negativo sull’aumento di pressione.
  • La perdita di peso per alcune persone costituisce il mezzo per tenere sotto controllo la pressione ma anche, in alcuni casi, per ridurre il quantitativo di medicinali da assumere. Essere in sovrappeso costringe il cuore a lavorare di più per pompare il sangue in tutto il corpo. È dimostrato che 10 chili di peso in meno portano ad un abbassamento della pressione arteriosa di 5-10mmHg.
    Mantenere un BMI (Indice di Massa Corporea) di 25 o inferiore e un girovita di 102cm per gli uomini e di 88 cm per le donne è raccomandato ai normotesi per prevenire l’insorgenza di Ipertensione e agli ipertesi per ridurla. La perdita di peso è strettamente legata ad una corretta alimentazione, ad una costante attività fisica e in generale ad uno stile di vita sano.

  • Il fumo di una singola sigaretta è in grado di aumentare rapidamente i valori di Pressione Arteriosa e di Frequenza Cardiaca. Il monossido di carbonio, che costituisce dal 2% al 6% del fumo di sigaretta, lega l’emoglobina, riducendo la capacità di trasporto dell’ossigeno nei fumatori. Infatti, dopo ogni sigaretta la Pressione Arteriosa aumenta per 15 minuti. Inoltre, il fumo favorisce l’arteriosclerosi che provoca il restringimento delle arterie aumentando il rischio di avere un infarto o un ICTUS.

Stefano Montemurro Nessun commento

COS’È LA RIGIDITÀ ARTERIOSA?

Le grandi arterie elastiche, e in particolare l’aorta, rivestono due fondamentali funzioni fisiologiche: da un lato permettono di condurre il sangue dal cuore alle arterie periferiche, dall’altro agiscono da “cuscinetto” trasformando il flusso pulsatile (generato dall’azione cardiaca) in continuo.

Si parla di rigidità arteriosa quando si fa riferimento alla perdita di elasticità delle pareti arteriose, influendo sulla capacità di espandersi e contrarsi in risposta alle variazioni della pressione sanguigna durante il battito cardiaco.

Quando le arterie diventano rigide, il flusso sanguigno può diventare meno efficiente e il cuore può dover lavorare di più per pompare il sangue attraverso il sistema circolatorio. Può essere causata da diversi fattori, tra cui l’invecchiamento, l’ipertensione, il diabete, il fumo e lo stile di vita sedentario.

La rigidità arteriosa può essere un fattore di rischio per molte malattie, tra cui l’ipertensione, l’insufficienza cardiaca e l’aterosclerosi.

Quali sono i sintomi della rigidità arteriosa?

Spesso non presenta sintomi evidenti soprattutto nelle fasi iniziali. Nel tempo può però contribuire al rischio di sviluppare condizioni particolari (come l’ipertensione e l’aterosclerosi) che possono causare sintomi come:

  • mal di testa, vertigini, visione offuscata, sensazione di pulsazioni nelle orecchie o nel collo, stanchezza e difficoltà respiratorie nel caso dell’ipertensione;
  • dolore al petto, difficoltà respiratorie, affaticamento e debolezza come nel caso dell’aterosclerosi;
  • affaticamento, difficoltà respiratoria, edema alle gambe e ai piedi, e palpitazioni come nel caso dell’insufficienza cardiaca.

La rigidità arteriosa spesso viene diagnosticata durante una visita medica di routine, mediante la misurazione della pressione sanguigna o tramite una serie di test e valutazioni mediche.

Punto di partenza della valutazione medica è la conoscenza della storia clinica del paziente.

I test diagnostici comunemente utilizzati per valutare la rigidità arteriosa includono:

  • La misurazione della pressione sanguigna: viene misurata utilizzando un bracciale di misurazione collegato a un manometro e un fonendoscopio. Se i valori della pressione sanguigna risultano elevati, possono essere un segno di presenza di rigidità arteriosa;
  • Test di laboratorio: il medico può richiedere esami del sangue per valutare i livelli di colesterolo, trigliceridi e zucchero nel sangue. Questi test possono aiutare a identificare anche fattori di rischio per malattie cardiovascolari;
  • Eco-doppler: l’ecografia doppler crea immagini delle arterie e del flusso sanguigno grazie agli ultrasuoni;
  • Tomografia computerizzata (TC) o risonanza magnetica (RM): la TC o la RM possono essere utilizzate per valutare le arterie e il flusso sanguigno che le attraversa;
  • Angiografia: tramite l’utilizzo di un liquido di contrasto e i raggi X permette di visualizzare le arterie aiutando a identificare blocchi o restrizioni del flusso sanguigno.

Si può curare la rigidità arteriosa?

La rigidità arteriosa è un processo che fa parte dell’invecchiamento naturale delle arterie, può però anche essere causata da diverse malattie e fattori di rischio, come l’ipertensione, il diabete, il fumo e uno stile di vita sedentario.

Sebbene non sia possibile curarla completamente, ci sono diversi accorgimenti che possono essere adottati per prevenire o ritardare il verificarsi della rigidità arteriosa e le malattie cardiovascolari ad essa associate come:

  • Mantenere un peso corporeo ottimale, adottare una dieta alimentare equilibrata e svolgere regolarmente attività fisica;
  • Ridurre il consumo di alcol e smettere di fumare;
  • Monitorare con regolarità la pressione sanguigna;
  • Controllare e mantenere i livelli di colesterolo sotto controllo, in particolare il colesterolo LDL (“cattivo”);
  • Monitorare i valori del diabete mantenendo il livello di zucchero nel sangue sempre sotto controllo;
  • Ridurre lo stress e la tensione tramite la pratica di meditazione, lo yoga, l’attività fisica e altre attività di svago;
  • Sottoporsi regolarmente a controlli medici può aiutare a identificare preventivamente eventuali problemi di salute, compresa la rigidità arteriosa, in fase precoce e trattarli in modo tempestivo.

Questi piccoli accorgimenti possono aiutare a prevenire il verificarsi della rigidità arteriosa e a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari.

Quale fascia di età è principalmente affetta da rigidità arteriosa?

Come detto precedentemente, la rigidità arteriosa è un processo naturale dell’invecchiamento e può verificarsi in tutti gli individui.

È più comune negli individui di età superiore ai 50 anni, però può anche verificarsi in persone più giovani a causa di fattori di rischio come l’ipertensione, il diabete, il fumo, l’obesità e la mancanza di attività fisica.

Pertanto, è fondamentale adottare uno stile di vita sano fin dalla giovane età per prevenire la rigidità arteriosa e le eventuali malattie cardiovascolari correlate.

Ogni quanto tempo bisogna effettuare un test per verificare la rigidità arteriosa?

La frequenza dei test per verificare la rigidità arteriosa dipende dallo stato di salute generale dell’individuo e dalla presenza di fattori di rischio cardiovascolare.

Gli individui con fattori di rischio elevati per la rigidità arteriosa o le malattie cardiovascolari dovrebbero sottoporsi a controlli regolari.

Le linee guida dell’American Heart Association raccomandano di effettuare una valutazione della salute cardiovascolare ogni 4-6 anni a partire dall’età di 20 anni per gli adulti senza fattori di rischio cardiovascolare significativi.

Devono essere effettuati con maggiore frequenza per gli adulti con fattori di rischio elevati per la rigidità arteriosa e le malattie cardiovascolari.

Il medico o il cardiologo che segue il paziente può consigliare un programma di monitoraggio individuale basato sulla valutazione del rischio e sulla storia medica personale.

In conclusione, la rigidità arteriosa è una condizione comune che può aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. La diagnosi precoce e il trattamento tempestivo possono aiutare a prevenire eventuali complicazioni e a migliorare la qualità della vita dei pazienti.

È sempre fondamentale consultare il proprio medico per una valutazione e un trattamento adeguato alle proprie esigenze e necessità.